Di Luca Franceschi
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Il senatore Mario Turco, vicepresidente del Movimento 5 Stelle, ha espresso dure critiche nei confronti del Governo durante la discussione del decreto legge fiscale nell’aula del Senato, annunciando il voto contrario del suo gruppo.
Secondo Turco, il provvedimento rappresenta un esempio lampante di improvvisazione e frammentazione normativa. Il decreto fiscale si configurerebbe essenzialmente come una rincorsa continua agli errori commessi dall’Esecutivo stesso in sede di legge di bilancio, con interventi finalizzati unicamente a tamponare le falle precedentemente create.
Il vicepresidente pentastellato ha poi rivolto critiche particolarmente aspre alla presidente del Consiglio, riferendosi alle dichiarazioni rese il giorno precedente. Turco ha contestato la confusione tra salari nominali e salari reali manifestata dalla premier, definendo come baggianate alcune affermazioni, in particolare quella secondo cui la pressione fiscale sarebbe aumentata grazie all’incremento dell’occupazione.
Il senatore ha evidenziato l’assurdità logica di tale ragionamento, facendo notare come, seguendo questa logica paradossale, si dovrebbe auspicare un aumento della disoccupazione per ottenere una riduzione della pressione fiscale.
Di fronte a una situazione che si aggrava quotidianamente e alla produzione incessante di decreti tampone distribuiti come se fossero caramelle, Turco ha concluso affermando che l’Esecutivo non ha più nulla da comunicare al Paese e farebbe bene a dimettersi.
La dichiarazione si è chiusa con un monito netto: la pazienza degli italiani si è definitivamente esaurita.
