Di Luca Franceschi
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Per la seconda volta emerge una testimonianza davanti alla Commissione Covid secondo cui l’avvocato Luca Di Donna, che si qualificherebbe come collega di studio dell’allora presidente del Consiglio Giuseppe Conte, avrebbe contattato un imprenditore prospettandogli la possibilità di risolvere problemi con la struttura commissariale e di procurargli nuovi contratti per forniture di materiale d’emergenza. In cambio, avrebbe richiesto una consulenza con percentuali sul fatturato definite abnormi, arrivando fino al 10%.
L’ingegnere Dario Bianchi ha riferito di aver avuto ben tre incontri con Di Donna, sia presso lo studio del professor Alpa che presso l’abitazione dello stesso avvocato. Le dichiarazioni dell’ingegnere hanno sollevato ulteriori preoccupazioni riguardo a quanto accaduto in seguito al suo rifiuto di accettare la presunta consulenza.
Stando al racconto di Bianchi, dopo il diniego non avrebbe ricevuto i nuovi contratti pur sussistendo un’evidente necessità di materiale per l’emergenza. L’azienda avrebbe invece subito controlli serrati e un improvviso inasprimento delle verifiche sulla merce fornita in virtù di un contratto precedente, con conseguente blocco e mancato pagamento della merce. In più, la struttura commissariale non avrebbe nemmeno aperto le comunicazioni ufficiali inviate dall’azienda di Bianchi.
Contemporaneamente, secondo quanto riferito, la medesima struttura commissariale avrebbe acquistato in grandi quantità mascherine non conforme alle normative da aziende cinesi a prezzi elevati. Lucio Malan, presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, chiede chiarezza sui motivi di queste evidenti differenze di trattamento e assicura che l’impegno dell’opposizione su questa vicenda non si fermerà qui.
