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M5S – MOVIMENTO 5 STELLE * PARLAMENTO: «DFP, TURCO (M5S): SCOSTAMENTO? SOLO SE NON C’E’ NEMMENO UN EURO IN ARMI»

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14.35 - giovedì 30 aprile 2026

Di Luca Franceschi
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Il senatore Mario Turco, vicepresidente del Movimento 5 Stelle e componente della Commissione d’inchiesta sulle banche, è intervenuto duramente durante la dichiarazione di voto sul Documento di Finanza Pubblica, criticando aspramente l’operato del governo.

Dopo oltre tre anni e quattro Leggi di bilancio, il Dfp avrebbe dovuto fornire almeno qualche indicazione concreta. Invece, secondo Turco, celebra il funerale della crescita, quella crescita cristallizzata allo zero virgola nei precedenti tre anni e nei prossimi tre.

Il debito pubblico aumenta dal 133,9% del 2023 a più del 138% nel 2026. L’occupazione cresce, ma con lavori dal basso valore aggiunto e salari poveri. Le retribuzioni reali fanno ancora segnare un -7,8% rispetto al 2021.

Si tratta di quelle retribuzioni il cui potere d’acquisto, con la nuova fiammata inflattiva appena certificata dall’Istat, sarà sempre più eroso. La produzione industriale è in caduta da tre anni. Il governo ha inflitto al Paese il record della pressione fiscale negli ultimi 10 anni, quello che per il M5S rappresenta un vero disastro.

Il ministro Giorgetti ha celebrato l’avanzo primario, fino a renderlo un fine da conseguire a ogni costo e non un mezzo. Ma senza crescita e investimenti, l’avanzo primario fa risprofondare il Paese nella trappola del debito. Siamo tornati indietro di 30 anni, la crescita è stata sepolta.

L’Italia è ultima a livello Ocse, G20 e Ue. L’esecutivo sta solo governando la stagnazione e forse, secondo Turco, è arrivato il momento di andare a casa. Tra poco finirà il Pnrr, una grande occasione persa.

Non è stato fatto nulla per associare a questo piano gli investimenti privati, le cui agevolazioni sono state tagliate. Il Pnrr è stato rimodulato 6 volte senza risultati concreti.

Senza crescita non si può finanziare la sanità, non si possono ridurre le tasse, non si possono proteggere i salari. Ma per crescere servono le imprese, che sono state completamente abbandonate, tagliando loro ogni tipo di agevolazione. Serve il lavoro, ma non quello povero, precario, non dignitoso.

Il ministro Giorgetti ha parlato per anni di prudenza e conti in ordine, ma era solo austerità, che però non è servita nemmeno a raggiungere quell’obiettivo contabile minimo che era il 3% di deficit/pil 2025.

C’è poi la questione del Patto di stabilità, che adesso il governo si accorge essere una camicia di forza dopo averlo supinamente accettato.

Sulla possibilità di uno scostamento di bilancio, il M5S pone due condizioni irrinunciabili: che non ci sia nemmeno un euro destinato alla spesa militare e che ci sia una vera tassa sugli extraprofitti.

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