Di Luca Franceschi
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Le indagini della Procura di Roma hanno portato alla luce nuovi elementi riguardo alla società “Le 5 forchette Srl”, che vedeva tra i suoi componenti Andrea Delmastro insieme ad altri tre esponenti di Fratelli d’Italia. Secondo l’ipotesi investigativa, questa società sarebbe stata costituita nel dicembre 2024 come strumento per il riciclaggio di denaro proveniente dal clan senese.
Gli inquirenti ipotizzano che l’azienda fungesse da “lavatrice” per ripulire ingenti somme derivanti da attività illecite della criminalità organizzata. L’obiettivo sarebbe stato quello di consentire al clan di consolidare e ampliare la propria influenza territoriale attraverso il controllo di attività economiche legittime.
I rappresentanti del Movimento 5 Stelle nelle commissioni Giustizia di Camera e Senato sottolineano come quella che Delmastro e l’ex vicepresidente della Regione Piemonte Elena Chiorino hanno definito una semplice “leggerezza” si riveli invece una questione di particolare gravità.
Il gruppo pentastellato solleva interrogativi sulla permanenza di Chiorino nel suo ruolo di assessore regionale con multiple deleghe, considerata la sua implicazione in questa vicenda. Le dimissioni parziali dell’esponente di Fratelli d’Italia vengono definite dai parlamentari M5S come “l’ennesima vergogna” inflitta al Paese, rappresentativa di una classe dirigente “indecente attaccata al potere”.
Secondo i rappresentanti del Movimento, fino al risultato negativo del referendum, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva considerato la questione Delmastro come un “peccato veniale”, ritenendo che potesse continuare a ricoprire il suo ruolo nell’amministrazione della giustizia italiana.
I parlamentari del M5S evidenziano come siano stati necessari i 15 milioni di “no” referendari per scuotere quello che definiscono “il castello di arroganza” costruito da Meloni e dal governo. Tuttavia, sostengono che saranno necessari ulteriori segnali di dissenso da parte dei cittadini per ottenere cambiamenti significativi.
