Di Luca Franceschi
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I deputati del Movimento 5 Stelle in commissione Cultura hanno lanciato dure accuse al governo Meloni in merito alla gestione dei fondi per il cinema e alla controversia sui finanziamenti negati al docufilm su Giulio Regeni.
“Ieri e oggi abbiamo assistito a un teatrino di lacrime di coccodrillo e a un fiume di ipocrisia da parte del ministro Giuli e della sottosegretaria Borgonzoni sui fondi negati al docufilm su Giulio Regeni”, hanno dichiarato Anna Laura Orrico e Gaetano Amato, rappresentanti pentastellati nella commissione.
I parlamentari si sono chiesti ironicamente chi il governo pensi di ingannare parlando di scelte non politiche. Secondo la loro analisi, tutte le decisioni e le nomine effettuate al ministero della Cultura sotto l’esecutivo Meloni seguono precise logiche di appartenenza e fedeltà, caratterizzate da amichettismo e militanza politica.
I deputati M5S hanno evidenziato come da più di tre anni, secondo quanto riportato quotidianamente dai media, il “verbo di Colle Oppio” – portato avanti tra gli altri da Mollicone e Giuli – insieme alle amicizie di Lucia Borgonzoni, rappresentino il marchio distintivo di ogni nomina e indirizzo assunto dal dicastero della Cultura.
Per questo motivo, sostengono i parlamentari, risulta inutile lamentarsi delle scelte compiute più o meno autonomamente dalle commissioni, quando queste sono state costituite seguendo criteri di fedeltà politica.
Particolare critica è stata rivolta all’annuncio della sottosegretaria Borgonzoni di voler “resettare tutto” nelle commissioni e nei criteri di nomina. I deputati M5S interpretano questa dichiarazione come un’ammissione di colpa, sottolineando che sono stati proprio loro a nominare le persone che ora vorrebbero rimuovere.
Il Movimento ha inoltre ricordato come il governo abbia ignorato ogni proposta alternativa, inclusa quella contenuta nella mozione a prima firma del presidente Conte, finalizzata a stabilire criteri più rigorosi per la composizione delle commissioni.
Nonostante gli annunci di cambiamento, i parlamentari pentastellati prevedono che Borgonzoni continuerà a ignorare il Parlamento, preferendo valutare la revisione del sistema delle commissioni insieme alle “solite associazioni amiche”. La loro previsione è che la lottizzazione proseguirà “come prima, più di prima”.
La conclusione del comunicato ribadisce un principio costituzionale fondamentale: è il Parlamento il luogo istituzionale deputato a stabilire come vengono spesi i soldi pubblici, non il circuito personale di chi detiene il potere ministeriale.
