(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Il senatore Mario Turco, vicepresidente del M5S e componente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario, ha dichiarato che emergono sempre più report e statistiche che demoliscono lo storytelling meloniano sui presunti record della borsa da quando la premier è a palazzo Chigi.
Secondo il Primo Rapporto dell’Osservatorio Pmi e Mercato dei Capitali, prodotto da Consob e Università Cattolica, tra il 2023 e la prima metà del 2025 sono arrivate in borsa 62 Pmi, ma nello stesso periodo ne sono uscite 86. Il saldo è negativo a -24, con il listino che si è ristretto vedendo evaporare oltre 44 miliardi di euro di capitalizzazione.
La scorsa settimana era stata la volta di un’indagine complessiva del Sole 24 Ore su Piazza Affari. Ne era venuto fuori che nel 2025 il saldo tra nuove quotazioni e delisting aveva fatto segnare un -8, dopo il -11 del 2024. Tra il 2022 e il 2025, calcolava la testata economica, i delisting hanno prodotto una perdita di capitalizzazione di 81 miliardi, mentre le nuove quotazioni hanno aggiunto nuova capitalizzazione per 14 miliardi. Anche qui, saldo drammaticamente negativo a -67 miliardi.
Meloni e sodali parlano da mesi di record di capitalizzazione per la borsa italiana, manipolando i dati e vergognandosi di dire che quella capitalizzazione è aumentata solo grazie alle banche, alla finanza premiata da Meloni nel recente risiko bancario e al comparto armi e difesa.
Le altre imprese e pmi che vivono nell’economia reale, e che hanno provato a vedere nella borsa un canale alternativo di accesso a nuovi capitali, sono rimaste a bocca asciutta, sono state scaricate e se ne sono andate.
Su tutto questo, ha ribadito Turco, non avrà nessun impatto risolutivo la riforma del Tuf proposta dal Governo, tutta concentrata su meccanismi come voto maggiorato e voto plurimo per garantire gli azionisti di controllo e la loro influenza dominante.
Al di là dell’effetto ottico della capitalizzazione complessiva, la distanza siderale tra borsa ed economia reale è un altro enorme fallimento della “Melonomics”.
