Di Luca Franceschi
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Le bonifiche rappresentano una sfida che coinvolge una porzione rilevante del territorio italiano e non possono essere considerate una questione astratta. I dati forniti da ISPRA relativi al 2023 evidenziano una situazione che richiede attenzione: nel nostro Paese risultano oltre 38 mila siti sottoposti a procedimento di bonifica e 42 Siti di Interesse Nazionale, che complessivamente interessano quasi 149 mila ettari di superficie terrestre e oltre 77 mila ettari di aree marine.
La questione della contaminazione ambientale presenta molteplici aspetti critici. Le acque sotterranee, i suoli inquinati e i sedimenti rappresentano problematiche consolidate, cui si aggiungono nuovi contaminanti emergenti come PFAS, farmaci e microplastiche, che rendono necessario l’impiego di tecnologie sempre più sofisticate e performanti.
In questo contesto diventa cruciale il dialogo e la collaborazione tra ricerca scientifica, istituzioni pubbliche e settore imprenditoriale, al fine di trasformare le scoperte e le innovazioni sviluppate in laboratorio in soluzioni concrete e applicabili direttamente sui territori interessati dalle contaminazioni. Questo quanto sottolineato dalla deputata Ilaria Fontana, vicecapogruppo M5S alla Camera, durante il suo intervento a BioRemid2026, il congresso internazionale dedicato specificamente al biorisanamento ambientale.
Il settore del biorisanamento sta attraversando una fase di significativa evoluzione tecnologica e metodologica. Gli sviluppi più recenti riguardano diversi ambiti: dalla microbiologia alla fitobonifica, dai sistemi bioelettrochimici alle tecniche di monitoraggio avanzato, fino ad approcci interdisciplinari sempre più integrati, capaci di fornire risposte efficaci a sfide ambientali di crescente complessità.
Bonificare i territori contaminati non significa solamente risolvere un problema tecnico-ambientale, ma comporta implicazioni più ampie per le comunità coinvolte. Attraverso le attività di bonifica è possibile restituire salute ai cittadini, garantire maggiore sicurezza e creare nuove opportunità di sviluppo. Si tratta di rigenerare aree compromesse dall’inquinamento, tutelare le risorse naturali per le generazioni future e al tempo stesso investire nella formazione di competenze specialistiche e nell’innovazione tecnologica.
Per questi motivi la ricerca scientifica non può essere considerata un elemento accessorio, ma costituisce un alleato indispensabile per l’implementazione di politiche ambientali efficaci e per accompagnare il processo di transizione ecologica del Paese.
