Di Luca Franceschi
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Il deputato M5S Gaetano Amato ha attaccato duramente il ministro della Cultura Alessandro Giuli, definendolo “un ministro a sua insaputa” in seguito all’intervista rilasciata oggi al quotidiano Repubblica.
Secondo Amato, quando è stato incalzato sulla vicenda del caos Biennale, Giuli avrebbe scaricato le responsabilità affermando sostanzialmente che non si tratta di una questione di sua competenza. Il deputato pentastellato suggerisce che probabilmente la responsabilità sia da attribuire a Fazzolari.
Per quanto riguarda le ispezioni, il ministro avrebbe dichiarato di non saperne nulla, spiegando che i documenti erano destinati al ministero degli Esteri e che lui non li avrebbe nemmeno visionati. Non avrebbe contatti con Buttafuoco da tempo imprecisato, non avrebbe sentito Venezi, e non avrebbe intenzione di partecipare all’inaugurazione della Biennale, anche se potrebbe eventualmente fare una visita in laguna quando il calendario e l’ispirazione lo permetteranno.
Amato critica pesantemente questa modalità di gestione del ministero della Cultura, definendola come quella di chi “passerà di lì per caso”. Il deputato elenca altri casi in cui il ministro si sarebbe dimostrato all’oscuro di questioni rilevanti: non sapeva che Salvini aveva escluso le soprintendenze dal piano casa, né era a conoscenza degli atti della commissione cinema che hanno negato il finanziamento al film su Regeni.
Eppure, sottolinea Amato, Giuli si permette di parlare di “circoletto gauchista”, dimenticando un particolare rilevante: i fondi a Kaufmann sono stati assegnati proprio da questo governo. Anche questa circostanza sarebbe stata a sua insaputa.
Il deputato M5S ricorda che era già noto fin dall’inizio che Giuli fosse un ministro commissariato. Ciò che tuttavia colpisce maggiormente, in questo contesto di totale assenza di responsabilità, è l’atteggiamento sprezzante nei confronti di Pietrangelo Buttafuoco.
Il confronto, secondo Amato, è impietoso: da una parte c’è chi ha avuto il coraggio della coerenza e dell’indipendenza, dall’altra un ministro a sua insaputa, vittima di un se stesso che nemmeno lui riesce più a rintracciare.
