Di Luca Franceschi
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Dure critiche del Movimento 5 Stelle al governo in merito alle pre-intese sull’autonomia differenziata, accusato di minare il principio costituzionale dell’universalità delle cure sanitarie.
La deputata Marianna Ricciardi, capogruppo M5S in commissione Affari Sociali, è intervenuta duramente durante il question time alla Camera rivolgendosi al ministro Calderoli. La parlamentare ha denunciato come le pre-intese prevedano di concedere ad alcune Regioni maggiore autonomia in ambito sanitario, permettendo loro di riconoscere rimborsi più elevati.
Secondo la Ricciardi, questa scelta avrà conseguenze devastanti sul sistema sanitario nazionale. Le imprese della sanità privata saranno spinte a investire maggiormente nelle Regioni che garantiranno rimborsi più alti, trascurando le altre. Questo meccanismo alimenterà la migrazione sanitaria dal Sud verso il Nord, con un conseguente allungamento delle liste d’attesa che penalizzerà tutti i cittadini, sia settentrionali che meridionali.
Ancora più dura la replica della deputata Vittoria Baldino, vicepresidente del M5S, che ha accusato il governo di non aver compreso la sentenza della Corte Costituzionale sull’autonomia differenziata. La parlamentare ha ricordato la mobilitazione popolare che ha visto un milione e trecentomila cittadini firmare contro il progetto governativo.
La Baldino ha inoltre richiamato la bocciatura referendaria del tentativo di modificare la Costituzione, interpretandola come un chiaro messaggio dei cittadini contrari a manomissioni della Carta fondamentale. Con parole molto forti, ha definito il governo “killer del principio universalistico delle cure”, sancito dalla Costituzione e voluto dalla partigiana Tina Anselmi.
La vicepresidente del M5S ha denunciato situazioni concrete che testimoniano le disuguaglianze sanitarie già esistenti. Ha citato il caso dei pazienti oncologici costretti ad attendere nove mesi per una pet in provincia di Cosenza, la cronica mancanza di medici in alcune regioni rispetto ad altre, e il drammatico dato che vede la vita di un bambino nato in Campania valere quattro anni in meno rispetto a quella di un bambino nato in un’altra regione.
Secondo la Baldino, il governo ha scelto deliberatamente che la garanzia dei diritti non sia più universale ma dipenda dal luogo di nascita. L’accusa finale è quella di aver anteposto interessi politici legati a un disegno secessionista ai reali interessi della nazione.
