Di Luca Franceschi
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La senatrice del Movimento 5 Stelle Dolores Bevilacqua ha lanciato un duro attacco contro il senatore Tommaso Cerno, accusandolo di portare avanti un’opera di mistificazione e imbroglio ai danni della verità nel tentativo di colpire Roberto Scarpinato, che continua a rappresentare un problema per alcuni ambienti politici e giornalistici.
La senatrice pentastellata ha voluto chiarire definitivamente una questione che sarebbe stata distorta dalla cosiddetta redazione unica: le frasi attribuite al magistrato Natoli su Paolo Borsellino non sarebbero state pronunciate in una conversazione con Roberto Scarpinato, come si vorrebbe far intendere sui giornali dell’editore Angelucci.
Secondo Bevilacqua, quelle espressioni furono pronunciate da Natoli a casa sua in una conversazione privata con la moglie e altri familiari. La senatrice ha quindi invitato ironicamente Cerno a verificare se Scarpinato e Natoli siano sposati, rimarcando l’assurdità dell’insinuazione.
Per fugare ogni dubbio, Bevilacqua ha invitato Cerno a consultare pagina 342 della richiesta di archiviazione recentemente illustrata dal procuratore De Luca in commissione Antimafia, oppure ad ammettere di aver deciso consapevolmente di manipolare i fatti in mancanza di argomenti validi.
La senatrice del M5S ha poi denunciato quelle che sarebbero le vere ragioni di questa campagna contro Scarpinato: distogliere l’attenzione dai problemi che riguarderebbero Fratelli d’Italia. Ha citato il caso di Delmastro, che avrebbe aperto una bisteccheria con un prestanome della Camorra rimanendo comunque nel partito, e i guai che interesserebbero FdI in Piemonte e in Sicilia.
In particolare, Bevilacqua ha ricordato che nel pomeriggio l’assessora al turismo siciliana del partito di maggioranza rischia il rinvio a giudizio per corruzione. Di tutti questi temi, secondo la senatrice, la redazione unica non parlerebbe mai.
L’attacco si è concluso con una riflessione sulla libertà giornalistica rivendicata da Cerno, che viene garantita dal suo editore Angelucci. Bevilacqua ha definito questa non vera libertà, ma servilismo giornalistico, quello di fare il trombettiere del governo di cui l’editore sarebbe espressione.
Un servilismo che, ha sottolineato la senatrice pentastellata, verrebbe per di più pagato dai cittadini italiani con i soldi del finanziamento pubblico ai giornali e con il canone RAI per quelle che ha definito opinabili trasmissioni sul servizio pubblico.
