Di Luca Franceschi
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La relazione annuale dell’ANAC presentata al Parlamento non lascia spazio ad alcuna interpretazione. Il nuovo Codice degli Appalti voluto dal Governo Meloni ha smantellato sistematicamente gli anticorpi dello Stato contro la corruzione.
La denuncia arriva dal vicepresidente della commissione Ambiente alla Camera, Agostino Santillo del Movimento 5 Stelle, che sottolinea come fosse stata segnalata in ogni sede l’ipocrisia di questa destra che, dietro il paravento della semplificazione, stava di fatto distruggendo la rete dei controlli.
I numeri dell’Autorità Anticorruzione rappresentano un macigno sulla propaganda governativa. La situazione attuale mostra quasi il 95% di affidamenti diretti per servizi e forniture, una percentuale abnorme che cancella la libera concorrenza.
Il presidente dell’Anac Giuseppe Busia ha denunciato senza mezzi termini l’esistenza di “faglie insidiose” create dal decreto del Governo, che favoriscono sprechi, opportunismi e infiltrazioni criminali. I soldi degli italiani finiscono nelle tasche di corrotti e faccendieri.
Questa è la conseguenza diretta e irresponsabile delle politiche di Giorgia Meloni e del suo esecutivo, aggravate dal colpo di spugna sull’abuso d’ufficio. Le scelte di questa destra hanno lasciato gli amministratori onesti indifesi e in balia di pressioni indebite, offrendo sponde a una corruzione che ormai punta a “privatizzare la sovranità”, come sottolinea l’Autorità anticorruzione stessa.
Si tratta di una precisa volontà politica di deregolamentazione selvaggia che espone le risorse pubbliche agli appetiti criminali. Davanti a questo allarme senza precedenti dell’Anticorruzione, c’è una sola cosa che il governo Meloni può fare: fermarsi, ammettere il fallimento e ripristinare il reato di abuso di ufficio.
La legislatura sta per terminare e il tempo degli alibi è finito, conclude il parlamentare pentastellato.
