Di Luca Franceschi
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La deputata del Movimento 5 Stelle Carla Giuliano ha sollevato dure critiche riguardo alla gestione del caso Almasri durante la dichiarazione di voto sulla proposta di elevazione di un conflitto di attribuzione nei confronti della procura di Roma relativo a Giusi Bartolozzi.
Secondo la parlamentare pentastellata, mentre i ministri Nordio e Piantedosi e il sottosegretario Mantovano sono stati chiamati a rispondere dei reati di rifiuto di atti di ufficio, favoreggiamento e peculato, Bartolozzi è accusata di un reato diverso rispetto a quelli contestati ai tre esponenti governativi. Per questo motivo, ha sottolineato Giuliano, non è possibile né corretto estendere l’immunità parlamentare.
“Proteggere Bartolozzi significa ancora una volta agire in completa violazione della normativa vigente e porre questa vicenda al di fuori di ogni parametro di legalità”, ha dichiarato la deputata M5S. La sua posizione è netta: non si può garantire immunità a chi ha violato il diritto internazionale, né impedire alla giustizia di seguire il suo corso naturale.
Giuliano ha poi posto una questione fondamentale sulla credibilità istituzionale: come si può chiedere ai cittadini di avere fiducia nelle istituzioni se sono le stesse istituzioni a non rispettare le regole? La deputata ha interrogato l’aula su quale immagine l’Italia voglia trasmettere al mondo: quella di un Paese che rispetta le regole che contribuisce a costruire, oppure quella di uno Stato che le aggira quando diventano scomode.
Il caso Almasri, secondo l’analisi della parlamentare, rappresenta uno degli episodi più gravi nei rapporti tra l’Italia e la giustizia internazionale. Inizialmente, ha ricordato, c’era stata un’Italia che aveva funzionato correttamente, attivando il sistema per dare esecuzione a un mandato di arresto per crimini gravissimi.
Tuttavia, questo meccanismo si è fermato a causa di una scelta politica. Almasri è stato prima arrestato, poi scarcerato e infine rimpatriato in Libia con un volo di Stato finanziato dai contribuenti italiani. Una decisione che la Corte considera incompatibile con gli obblighi assunti dal nostro Paese.
La giustificazione fornita dalle autorità, quella della sicurezza nazionale, non convince la deputata M5S. Se si fosse trattato realmente di una questione di sicurezza nazionale, ha argomentato, sarebbe stato opposto il segreto di Stato. La verità, secondo Giuliano, è che ci troviamo di fronte a una decisione politica, assunta per ragioni di opportunità, probabilmente legate alla gestione dei flussi migratori.
Questa scelta ha prodotto un duplice fallimento: sul piano internazionale, perché l’Italia è oggi accusata di non aver rispettato i propri obblighi, e su quello interno, perché i risultati dichiarati in termini di contrasto dell’immigrazione clandestina non sono stati raggiunti.
