Di Luca Franceschi
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Giustizia, Pittalis: “Pari dignità informativa alle assoluzioni. Una democrazia deve restituire onore a chi è innocente”
“Nel nostro sistema giuridico il principio della presunzione di innocenza è un cardine irrinunciabile. Viviamo in una società nella quale la reputazione di una persona può essere distrutta in poche ore. Basta un titolo, un’indagine, una fuga di notizie, una intercettazione pubblicata sui giornali. Da quel momento, per l’opinione pubblica, il processo è già concluso. E invece il processo deve ancora iniziare”. Lo ha dichiarato in Aula a Montecitorio l’onorevole Pietro Pittalis, intervenendo sul provvedimento in materia di pubblicità delle sentenze di assoluzione o proscioglimento.
A rendere ancora più grave questo squilibrio è “l’utilizzo distorto dei social, che in molte occasioni si trasformano in una sorta di tribunale, in cui ognuno è pronto a dire la sua e a emettere la propria sentenza. E quando arriva una sentenza di assoluzione o di proscioglimento, spesso questa non riceve la stessa attenzione mediatica della notizia dell’accusa. È questo squilibrio che il provvedimento in esame intende affrontare, introducendo disposizioni volte a garantire una maggiore visibilità alle decisioni che accertano l’innocenza dell’imputato, prevedendo forme di pubblicità idonee a ristabilire almeno in parte l’equilibrio informativo e a tutelare la dignità del soggetto coinvolto. Una reputazione compromessa può avere effetti duraturi, talvolta irreversibili. Può uno Stato democratico accettare che il circuito mediatico produca effetti più duraturi della stessa sentenza? Io credo proprio di no”. La proposta “non limita la libertà di stampa, non introduce censure e non impedisce ai giornalisti di raccontare le indagini. Chiede soltanto una cosa ragionevole: se una notizia di accusa ha avuto evidenza pubblica, anche la notizia dell’assoluzione deve avere pari dignità informativa. È una questione di correttezza, di equilibrio, di civiltà giuridica”, ha evidenziato. “L’obiettivo – ha aggiunto – non può essere quello di comprimere la libertà di informazione, ma piuttosto di promuovere una informazione più completa ed equilibrata. Il testo individua nel Garante il soggetto chiamato a intervenire in caso di mancato adempimento da parte degli organi di informazione. È una scelta che merita attenzione, perché collega il tema della reputazione personale al diritto alla protezione dei dati e alla tutela dell’identità individuale nella società digitale. Oggi internet non dimentica nulla. La libertà di informazione è un pilastro della democrazia, ma deve convivere con la tutela della dignità personale. La proposta di legge che oggi esaminiamo può rappresentare un passo in questa direzione, ma deve essere inserita in una strategia più ampia che promuova una comunicazione responsabile e rispettosa dei diritti delle persone. Il provvedimento ci ricorda una verità essenziale: la giustizia non è soltanto emettere sentenze. È anche garantire che le persone possano continuare a vivere con dignità dopo essere state riconosciute innocenti”, ha concluso.
