(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Giustizia: Costa, riforma riguarda persone in carne e ossa. Bene nascita Comitato Giovani Garantisti per il Sì
“I Comitati per il Sì hanno una funzione fondamentale: coinvolgere tutti i cittadini che vogliono affrontare con noi questa battaglia referendaria, e la costituzione del Comitato Giovani Garantisti per il Sì rappresenta un grande arricchimento.
I giovani non hanno alle spalle anni e anni di scelte di schieramento. Si affacciano alla politica in modo neutro, senza pregiudizi facendo la propria scelta in linea con quello che dovrebbe essere lo spirito di questo referendum: entrare nel merito e individuare, per il proprio futuro e per il futuro del Paese, la scelta migliore”.
Lo ha detto Enrico Costa, deputato di Forza Italia e vicepresidente della commissione Giustizia, intervenendo alla conferenza stampa di presentazione del Comitato Giovani Garantisti per il sì.
“Io penso che sui temi della giustizia, debbano esserci tre parole chiave, che sono condensate in questa riforma: equilibrio, merito e responsabilità.
L’equilibrio tra accusa e difesa, con un soggetto terzo chiamato a giudicare;
merito, perché tutti noi vogliamo essere giudicati dal magistrato migliore, non da chi ha fatto carriera perché favorito dalla tessera di corrente. Oggi esiste davvero la garanzia che il CSM faccia fare carriera ai magistrati migliori, o sono invece le correnti a fare il bello e il cattivo tempo? Terzo punto: responsabilità. L’Alta Corte di giustizia deve garantire che, se un magistrato commette errori, debba risponderne.
Poi, con il Comitato Cittadini per il Sì, abbiamo introdotto nel dibattito anche un tema spesso trascurato: quello delle vittime della giustizia. Non possiamo pensare che quando parliamo di giustizia parliamo solo di numeri. Dietro ogni numero c’è una persona.
Persone travolte da errori, da intercettazioni trascritte male, da testimonianze inattendibili.
C’è un unico elemento di continuità: lo Stato paga un risarcimento, senza cercare una responsabilità o una causa, per evitare che accada di nuovo. Questo in un Paese civile non dovrebbe accadere. Nel 2024-2025, in primo grado, sono state assolte circa 226.000 persone. Io penso che moltissimi di questi processi non andassero neanche celebrati, perché fin dall’inizio si poteva capire che sarebbero finiti con un’assoluzione. Ma hanno fatto soffrire gli innocenti che li hanno subitiZ Ecco perché serve un giudice forte già nella fase delle indagini preliminari, per non soccombere di fronte al pubblico ministero, che spesso ha anche un peso mediatico enorme. Questo è un aspetto che tocca la vita di tantissime persone. Non si può pensare “non capiterà mai a me”: può capitare a chiunque. Questa battaglia referendaria ha radici profonde: non riguarda soltanto le norma inserite nella Costituzione, ma la vita quotidiana di tutti”, ha concluso.
