Di Luca Franceschi
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La cooperazione tecnologica tra Europa e Stati Uniti riveste un’importanza cruciale in un contesto internazionale dove la Cina persegue costantemente l’obiettivo di affermarsi quale protagonista dell’innovazione globale. Mentre la tecnologia rappresenta storicamente il motore del progresso umano, quella sviluppata da Pechino si caratterizza per la mancanza di trasparenza. Concetti fondamentali come gli standard internazionali, la sicurezza dei dati e la privacy risultano completamente estranei all’approccio cinese nell’intelligenza artificiale. Piuttosto, l’IA viene impiegata come strumento di controllo sociale, assegnando punteggi alla condotta dei cittadini.
L’innovazione tecnologica rappresenta inoltre il canale privilegiato attraverso cui la Cina diffonde disinformazione, fake news e contenuti video manipolati. Questo utilizzo della tecnologia come estensione dello Stato contrasta radicalmente con la concezione occidentale di una tecnologia libera e al servizio dell’uomo. Per questi motivi risulta essenziale affrontare queste problematiche all’interno della cornice atlantica, proteggendo non soltanto la competitività economica ma soprattutto la sicurezza e la resilienza delle società occidentali.
Recentemente il Presidente Xi Jinping, durante l’assemblea politica annuale denominata “Due Sessioni”, ha illustrato una strategia ambiziosa per il futuro economico e politico cinese. La roadmap sottolinea l’intensificarsi della competizione tecnologica con Washington, l’incremento delle tensioni geopolitiche e soprattutto la determinazione nel dominare il settore dell’innovazione. Di fronte a questo scenario, la coesione atlantica diventa fondamentale, così come la collaborazione tra Europa e Stati Uniti per definire le regole che governi le nuove tecnologie.
È necessario costruire catene di approvvigionamento affidabili e controllate, in grado di garantire la sicurezza dell’Occidente di fronte alle ambizioni egemoniche cinesi. Non si tratta di implementare standard imposti dall’alto, bensì di sviluppare una cooperazione profondamente integrata. La strada è chiara: l’uomo deve rimanere al centro del progresso tecnologico. Su questioni come l’intelligenza artificiale, questa rappresenta la vera differenza tra l’Occidente e i regimi autoritari e i paesi ostili. Qualunque tecnologia che miri a manipolare, controllare o condizionare l’essere umano anziché servirlo risulta profondamente dannosa.
La sfida più significativa e vitale che l’Occidente affronta a partire dal conflitto ucraino e dalle tensioni mediorientali riguarda la manipolazione dell’informazione. Si tratta di una vera e propria guerra ibrida, caratterizzata da innumerevoli casi quotidiani di disinformazione diretta contro i valori fondamentali dell’Occidente e delle sue istituzioni democratiche.
