Di Luca Franceschi
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Il governo Meloni prosegue nel suo impegno verso la tutela dei lavoratori con l’approvazione definitiva della legge sul salario giusto. Il voto del Senato rappresenta un ulteriore passo concreto nella direzione di proteggere i salari più bassi e combattere lo sfruttamento del lavoro povero. Secondo quanto affermato, questa misura interviene per frenare chi lucra attraverso contratti pirata e dinamiche di sfruttamento lavorativo.
L’esecutivo sottolinea come la propria azione si distingua dall’approccio della sinistra, rigettando il modello del salario minimo ritenuto rischioso poiché potrebbe generare un livellamento al ribasso e distorsioni nel mercato del lavoro. Al contrario, il salario giusto rappresenterebbe uno strumento più efficace e ponderato.
Ripercorrendo il bilancio dell’azione di governo degli ultimi quattro anni, viene evidenziato un significativo cambio di rotta rispetto alla situazione ereditata dal precedente esecutivo. Nel momento dell’insediamento, occupazione e disoccupazione si trovavano in condizioni critiche. Superando le politiche assistenziali come il reddito di cittadinanza e puntando su una strategia di crescita e occupazione qualificata, l’amministrazione afferma di aver invertito la tendenza negativa.
I risultati rivendicati includono la creazione di oltre un milione di nuovi posti di lavoro, la riduzione dei contratti a termine e della disoccupazione complessiva, con miglioramenti particolari nei segmenti giovanile e femminile. Con l’approvazione del salario giusto, il governo aggiunge un elemento determinante al proprio progetto di rafforzamento dei diritti dei lavoratori, confermando la volontà di mantenersi sensibile e ricettivo verso le esigenze di chi lavora.
