Di Luca Franceschi
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La senatrice di Fratelli d’Italia, Cinzia Pellegrino, critica aspramente la decisione dell’Amministrazione capitolina di investire circa 500 mila euro nell’installazione di un “albero bioclimatico” in Piazza dei Cinquecento. Secondo la parlamentare, questa scelta rappresenta una visione della città lontana dalle reali esigenze dei cittadini romani.
Pellegrino non mette in discussione il valore della ricerca e dell’innovazione nel campo della bioarchitettura, ma ritiene incomprensibile il ricorso a una costosa struttura artificiale per compensare l’assenza di alberi che avrebbero dovuto essere previsti e piantati durante la riqualificazione della piazza. Dopo i lavori realizzati in vista del Giubileo, la Piazza dei Cinquecento è rimasta sostanzialmente priva dell’incremento di verde originariamente previsto, trasformandosi in una delle principali isole di calore della città.
Invece di affrontare il problema con una vera riforestazione urbana, secondo la senatrice la giunta Gualtieri sceglie di investire ingenti risorse pubbliche in un’installazione temporanea che tenta di riprodurre artificialmente i benefici che solo gli alberi possono garantire in modo naturale e permanente.
La scelta appare ancora più criticabile alla luce degli abbattimenti di migliaia di alberi verificatisi negli ultimi anni in tutta Roma. In numerosi quartieri cittadini, residenti, comitati e associazioni hanno denunciato la progressiva perdita di alberature adulte che per decenni hanno assicurato ombra, mitigazione delle temperature, assorbimento di CO₂ e qualità ambientale.
Pellegrino sottolinea il paradosso di una amministrazione che, dopo aver consegnato ai romani piazze sempre più minerali e aree urbane prive di adeguata copertura arborea, sceglie oggi di spendere circa mezzo milione di euro per un albero artificiale. Roma, secondo la senatrice, non ha bisogno di simulare la natura, ma di preservare quella esistente e di incrementarla attraverso una seria programmazione del verde urbano. Le risorse pubbliche dovrebbero essere destinate a interventi capaci di lasciare un’eredità duratura alla città e non di essere dilapidate con sperimentazioni che sacrificano l’ambiente.
