Di Luca Franceschi
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Fratelli d’Italia critica la ricetta economica del Pd sulla questione del lavoro e degli aiuti ai giovani. Secondo l’esponente del partito di destra, dietro le promesse democratiche mancherebbe una reale visione per il rilancio del Paese, sostituita da un freddo manifesto ideologico che si distacca dalla realtà concreta. La preoccupazione principale riguarda il modo in cui vengono gestite le aspettative dei cittadini attraverso proposte antiquate e prive di sostenibilità finanziaria.
Particolare critica viene rivolta alla proposta di un’ennesima imposta patrimoniale, annunciata senza nemmeno definire aliquote e beneficiari interessati, così come alla gestione della questione del salario minimo a 9 euro, percepita come un ritorno di un centralismo statale che limita la libertà produttiva. Sul tema del lavoro in particolare, Ricchiuti rileva come la segreteria Schlein abbandoni la strada della riflessione seria per abbracciare la propaganda più facile, dimenticando anche gli studi elaborati internamente al partito.
Nel 2018, ricorda Ricchiuti, il responsabile economico dem Tommaso Nannicini aveva proposto di tutelare la dignità del lavoro attraverso il rafforzamento dei contratti collettivi nazionali e la protezione dei sindacati principali, affidando a una Commissione tecnica solo il compito di calcolare un salario minimo come protezione nei settori carenti di copertura. Oggi questo modello di protezione reale verrebbe calpestato per inseguire uno slogan universale, incurante delle dinamiche effettive del tessuto produttivo italiano.
L’aspetto che desta maggiore indignazione riguarda il pacchetto “Diritto a restare”, presentato come soluzione per le nuove generazioni. Promettere un sussidio di 200 euro mensili per tre anni a una platea ampia di giovani under 35, insieme a piccoli incentivi per trasporti e traslochi, rappresenterebbe solo promesse destinate a dissolversi. Si tratterebbe di una spesa strutturale che oscillerebbe tra gli 8 e i 12 miliardi di euro annuali, somma che non può essere coperta dal Fondo FISPE che dispone attualmente di soli 856 milioni di euro. Secondo Ricchiuti, ciò costituisce non solo un errore nei conti, ma una vera delusione nei confronti di ragazzi che cercano certezze concrete per il loro futuro, non semplici sussidi elettorali destinati a svanire.
L’Italia avrebbe già sperimentato i costi della stagione dei bonus indiscriminati e incontrollati, che hanno danneggiato i conti pubblici senza generare un singolo posto di lavoro permanente. Il rilancio del Paese richiederebbe invece la liberazione delle energie imprenditoriali, il sostegno al lavoro autonomo e alle partite IVA, e la creazione delle condizioni necessarie affinché i giovani scelgano di rimanere o tornare in Italia, attratti da opportunità concrete e durature. Il piano del Pd non costituirebbe un progetto per il futuro delle nuove generazioni, ma una versione aggiornata del Bonus Facciate, destinato a spegnere le speranze con l’ennesima promessa che non potrà essere mantenuta.
Oltre agli aspetti numerici, permane un senso di amarezza nel constatare quella che Ricchiuti descrive come la deriva populista del maggior partito della sinistra italiana. Un’organizzazione che dovrebbe rappresentare un ruolo istituzionale e decisivo nel Paese avrebbe invece scelto di abbandonare la serietà e il pragmatismo. La segreteria Schlein avrebbe appiattito la propria linea per seguire la scia demagogica del Movimento 5 Stelle e di Alleanza Verdi e Sinistra, trasformando l’offerta alternativa di governo in una generica gara su chi promette il sussidio più consistente.
Il Paese avrebbe bisogno di una proposta diversa, fondata su serietà, coraggio e verità, piuttosto che di questa sottomissione al populismo.
