(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Il concordato preventivo biennale, introdotto dalla riforma fiscale sostenuta da Fratelli d’Italia, ha riguardato il biennio 2024 2025 ed è oggi pienamente operativo nei suoi effetti.
Nel 2026 possiamo misurare con chiarezza i risultati: 2,7 milioni di partite IVA rientrano nel nuovo sistema di controlli selettivi, che riduce drasticamente il rischio di verifiche inutili per chi è affidabile e trasparente.
Le adesioni sono già nell’ordine delle centinaia di migliaia, a conferma che imprese e professionisti chiedevano da tempo un fisco più prevedibile, meno invasivo e fondato sulla collaborazione.
Da quest’anno scatta anche l’estensione del modello, prevista dalla riforma: nuove categorie e nuovi settori potranno accedere al concordato e ai meccanismi di affidabilità fiscale, ampliando la platea dei contribuenti tutelati da un rapporto più semplice e trasparente con l’amministrazione.
Il nuovo impianto favorisce l’emersione spontanea delle irregolarità, riduce il contenzioso e libera tempo e risorse da dedicare a investimenti, innovazione e crescita.
È un fisco che accompagna, non che perseguita; che crea fiducia, non paura; che sostiene la competitività del sistema produttivo invece di frenarla.
Il principio che Fratelli d’Italia ha voluto introdurre è chiaro: chi è corretto deve essere messo nelle condizioni di programmare, crescere e lavorare senza ostacoli.
Questo cambio di passo è ancora più evidente se confrontato con ciò che accadeva prima della riforma: lo Statuto del contribuente era spesso percepito come un insieme di principi generali, importanti ma non realmente vincolanti.
Le garanzie sul contraddittorio erano limitate, la motivazione degli atti poteva essere generica, e il contribuente non aveva strumenti effettivi per far valere le proprie osservazioni prima dell’emissione di un accertamento.
In molti casi il rapporto con l’amministrazione era sbilanciato, con un fisco che chiedeva molto e ascoltava poco.
Nel corso dell’edizione di Telefisco del 5 febbraio 2026, alla quale ha partecipato anche il viceministro Maurizio Leo, l’Agenzia delle Entrate ha confermato che oggi, anche quando il procedimento di adesione non si conclude con un accordo, l’amministrazione è tenuta a motivare in modo puntuale ogni eventuale rigetto delle osservazioni e delle difese presentate dal contribuente.
Non si tratta di una formalità, ma di un obbligo sostanziale di confronto che rende effettivo il contraddittorio e dà piena attuazione al nuovo Statuto del contribuente voluto da Fratelli d’Italia.
Un impianto che, grazie anche al lavoro del viceministro Leo, non enuncia solo principi ma impone comportamenti concreti, tutela i diritti e riequilibra il rapporto tra cittadini, imprese e fisco.
