Di Luca Franceschi
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Con la scomparsa di Pippo Di Marca, il teatro italiano perde uno dei suoi più grandi maestri e drammaturghi. Ma la perdita riguarda anche l’intera cultura nazionale, che vede venir meno un protagonista di primo piano e un punto di riferimento essenziale per numerose e importanti battaglie culturali.
Stefania Brai, responsabile della cultura del Partito della Rifondazione Comunista, lo ricorda come un amico straordinariamente generoso e come una persona contraddistinta da grande gentilezza e mitezza. Soprattutto lo riconosce come un artista di genio e come un intellettuale di rilievo, figure che oggi scarseggiano nel panorama culturale italiano.
Ma Di Marca è stato anche un compagno politico che ha fornito un apporto decisivo all’elaborazione di una visione politica capace di porre al centro dell’agenda l’importanza della cultura, della ricerca e della creatività, elementi troppo spesso considerati marginali dalle decisioni governative.
Negli ultimi anni aveva scelto di abbandonare la politica attiva, quella che lui stesso chiamava “prassi”, per dedicarsi completamente alle sue ricerche artistiche e al suo impegno intellettuale. Nonostante questa scelta, non ha mai fatto venir meno il suo sostegno a tutte le iniziative promosse dal suo partito, sia quelle di natura culturale che quelle di carattere politico, mantenendo una coerenza esemplare.
La scomparsa rappresenta una perdita incommensurabile per il partito, per l’intera sinistra italiana e per quanti credono fermamente che il cambiamento del mondo passa anche attraverso l’arte e la cultura.
