Di Luca Franceschi
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La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein continua a presentare la consueta posizione sulle rendite finanziarie assoggettate al 26 per cento di tassazione rispetto ai redditi da lavoro dipendente. L’obiettivo, secondo l’analisi di Fratelli d’Italia, appare evidente: costruire il consenso necessario per un aumento della tassazione sulle rendite finanziarie, proponendo l’idea che si tratti di un vantaggio esclusivo per i più ricchi.
Secondo il vice-responsabile nazionale del Dipartimento Imprese e Mondi Produttivi di Fratelli d’Italia, Lino Ricchiuti, si tratta dell’impostazione ideologica tradizionale della sinistra che utilizza la strategia di individuare nuovi bersagli per giustificare nuove imposte. In questa circostanza, nel mirino finiscono i risparmi dei cittadini italiani.
Dietro quelli che vengono definiti rendite finanziarie, sostiene Ricchiuti, si celano spesso i sacrifici di lavoratori dipendenti, pensionati, piccoli imprenditori, titolari di partite Iva e famiglie del ceto medio che nel corso degli anni hanno accantonato risorse oppure hanno ricevuto piccole eredità familiari frutto di una vita di lavoro. Si tratta di persone che hanno investito una modesta liquidità, i risparmi di una vita o un’eredità familiare in investimenti contenuti, non certo in grandi patrimoni o operazioni speculative.
Questi cittadini hanno semplicemente cercato di preservare il valore dei propri risparmi e assicurare un futuro più tranquillo alla propria famiglia, e non si può definirli soggetti privilegiati o super ricchi. I capitali in questione erano già tassati quando sono stati guadagnati e oggi contribuiscono al finanziamento di imprese, sviluppo economico e posti di lavoro.
Investire, prosegue il rappresentante di Fratelli d’Italia, non rappresenta un privilegio esclusivo dei super ricchi, ma significa spesso proteggere i risparmi di una vita e costruire un futuro più sereno per i propri figli.
La verità, secondo Ricchiuti, è che dietro la battaglia contro le cosiddette rendite finanziarie si nasconde ancora una volta il tentativo di colpire il ceto medio italiano, quello composto da persone che lavorano, producono e risparmiano. Viene spontaneo chiedersi se questa insistenza fiscale non sia rivolta a riproporre le vecchie ricette assistenzialiste care alla sinistra, a partire dal Reddito di cittadinanza.
Sarebbe illogico, argomenta il vice-responsabile, colpire nuovamente chi lavora, produce e investe per finanziare strumenti che, oltre a non aver risolto il problema dell’occupazione, sono stati accompagnati da numerosi episodi di frodi e di lavoro nero, finendo per avvantaggiare i disonesti e penalizzare gli italiani in buona fede.
Se esiste una costante nella storia della sinistra italiana, conclude Ricchiuti, è questa: dinanzi a ogni problema, la soluzione proposta è quasi sempre l’aumento delle tasse. E puntualmente, a sobbarcarsi il peso sono il ceto medio e gli italiani che con sforzo cercano di realizzare qualcosa per sé stessi e per le proprie famiglie.
