Di Luca Franceschi
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Giuseppe Conte torna a proporre ricette economiche per l’Italia, ma secondo l’esponente di Fratelli d’Italia Fausto Orsomarso la scelta di affidargli questa responsabilità intellettuale risulta sorprendente, soprattutto quando il tema riguarda le politiche abitative. L’ex presidente del Consiglio dimostrerebbe, infatti, di preferire il silenzio su una materia dove il suo operato passato merita ben poche celebrazioni.
Orsomarso sottolinea come durante l’esecutivo pentastellato-dem si sia verificata una sequenza di decisioni che poco hanno aiutato le fasce deboli della popolazione. La sospensione del patto di stabilità rappresentò l’occasione per derogare temporaneamente ai vincoli sul deficit al di sotto del 3%, mentre il Governo approvò cinque scostamenti di bilancio per un totale di 140 miliardi di euro. A ciò si aggiunse l’introduzione di un provvedimento le cui conseguenze risultarono particolarmente gravose: una misura che avvantaggiò i soggetti più facoltosi, generando una spesa complessiva di 160 miliardi di euro distribuita sugli esercizi finanziari successivi e tuttora gravante sulle disponibilità pubbliche.
Il senatore di Fratelli d’Italia rimarca il paradosso della gestione del deficit nella fase precedente: nonostante il ricorso massiccio al denaro pubblico, l’Esecutivo Meloni ha saputo portare il disavanzo dal 8 al 3 per cento in soli tre anni, una performance che testimonia la solidità dei fondamentali delle politiche attuate.
Orsomarso propone un’analisi alternativa sulla destinazione di quelle risorse. Secondo il capogruppo di Fratelli d’Italia in Commissione Finanze, avrebbe rappresentato una scelta assai più utile impiegare quella massa di risorse per affrontare concretamente la questione abitativa attraverso interventi di social housing e gestione dell’emergenza abitativa. In particolare, sarebbe stato possibile procedere alla demolizione e successiva ricostruzione di tutte le 800mila abitazioni popolari presenti sul territorio nazionale, migliorandone al contempo l’efficienza energetica, per giungere inoltre alla realizzazione di ulteriori 400mila unità abitative. Una strategia che avrebbe avvantaggiato efectivamente chi necessitava di soluzioni abitative, anziché finanziare interventi di ristrutturazione che interessavano solamente proprietari di prime, seconde e terze residenze, oltre a dimore storiche come castelli e ville appartenenti a soggetti completamente estranei a qualsiasi situazione di bisogno.
