Di Luca Franceschi
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Con il nuovo decreto, l’Esecutivo dimostra fermamente la propria determinazione nel realizzare le opere pubbliche. A questo proposito, il Governo procede alla razionalizzazione e al potenziamento dei commissari straordinari, che fungono da strumento essenziale per accelerare i processi decisionali e l’avanzamento dei cantieri, garantendo simultaneamente un controllo rigoroso sull’implementazione degli interventi previsti.
Il Ponte sullo Stretto viene identificato come un’infrastruttura di rilevanza strategica nazionale, destinata a fungere da motore per la crescita economica, il miglioramento della connettività territoriale e la riduzione degli squilibri strutturali che caratterizzano il divario tra il Mezzogiorno e le restanti aree del Paese, così come nei rapporti con l’Europa. In questa prospettiva, il Ponte rappresenta un messaggio istituzionale inequivocabile rivolto alle regioni meridionali: lo Stato è presente e impegnato nel loro sviluppo.
Affrontare progetti di tale portata e implementare politiche che si estendono su periodi medio-lunghi presuppone la possibilità di disporre di una visione complessiva, della continuità amministrativa e della coesione all’interno della coalizione di governo. Progetti infrastrutturali di questa natura richiedono intrinsecamente una prospettiva temporale ampia, una continuità nelle scelte politiche e un’omogeneità nell’operato amministrativo. Tali condizioni risultano strutturalmente difficili da mantenere in contesti politici caratterizzati da frequenti cambiamenti governativi, da esecutivi di natura tecnica e da alleanze costruite più sulla base di nemici comuni che su programmi condivisi.
L’attuale Governo, in contrasto con i suoi predecessori, offre per la prima volta da molti decenni quella solidità politica e quella convergenza di obiettivi che un’opera di questa entità richiede per la sua realizzazione.
