Di Luca Franceschi
///
Durante l’audizione odierna della commissione Covid, il colonnello Alessandro Nencini, esperto pro tempore della Guardia di Finanza presso l’Ambasciata d’Italia a Pechino nella prima fase della pandemia, ha confermato acquisizioni problematiche di dispositivi di protezione individuale. Secondo quanto rivelato, l’allora commissario straordinario Domenico Arcuri avrebbe acquistato mascherine contraffatte da un consorzio cinese di dubbia affidabilità.
Le rivelazioni del colonnello Nencini hanno messo in luce un aspetto critico della gestione sanitaria iniziale. Già a febbraio 2020 era stato segnalato alla Guardia di Finanza un ingente traffico di mascherine e materiale medico-sanitario contraffatti, un problema che interessava tutta l’Europa con sequestri segnalati in vari Paesi.
Le istituzioni erano a conoscenza della situazione. La Guardia di Finanza disponeva di informazioni sul fenomeno dei contraffatti, e anche il governo cinese decise di intervenire con misure regolatorie. A partire dal primo aprile 2020 è entrata in vigore una regolamentazione che includeva una lista delle aziende cinesi operanti nel settore sanitario ritenute più affidabili, al fine di rassicurare i Paesi esteri che necessitavano di rifornimenti dalla Cina.
Secondo Antonella Zedda, vicepresidente dei senatori di Fratelli d’Italia e componente della commissione Covid, queste rivelazioni smontano le critiche mosse a chi sostiene l’utilità dei lavori della commissione d’inchiesta. Rimangono ancora numerose le criticità riscontrate nella prima fase della pandemia che richiedono approfondimenti, in particolare per valutare se vi siano stati danni erariali imputabili al governo dell’epoca. Fratelli d’Italia si impegna a continuare la vigilanza sulle modalità con cui è stata gestita l’emergenza sanitaria da Covid-19.
