Di Luca Franceschi
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Nella commissione d’inchiesta Covid, è emersa nuovamente la conferma che le decisioni politiche non sarebbero state assunte seguendo esclusivamente il parere della comunità scientifica e dei tecnici, contrariamente a quanto sostenevano Conte e Speranza. A fornire questa testimonianza è stato il professor Giuseppe Ippolito, già direttore scientifico dell’Istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani e membro del Comitato Tecnico Scientifico, durante un’audizione incentrata sulla seconda ondata, sui monoclonali e sui tamponi.
Nel corso della sua deposizione, Ippolito ha ricordato di aver espresso la necessità di chiudere i centri della Valseriana colpiti dal Covid durante l’assemblea nazionale del Partito Democratico svoltasi il 24 febbraio 2020, a cui aveva partecipato su invito dell’allora segretario Nicola Zingaretti. Significativamente, Zingaretti organizzò gli aperitivi con i cinesi soli tre giorni dopo questo evento. L’assemblea si tenne a cinque giorni di distanza dalla partita di calcio Atalanta-Valencia, considerata da molti analisti come la causa principale del diffondersi del virus nel territorio italiano.
Lo stesso Ippolito ha evidenziato che il giorno successivo alla partita disputata a Bergamo si registrò il primo caso di Covid a Roma. Sulle mancate chiusure immediate, lo scienziato ha precisato: “Io ho detto quel che pensavo io, ma non decidevo io”. Le decisioni spettavano infatti alla politica, che successivamente procedette a chiudere l’intero territorio nazionale quando ormai la situazione era diventata incontrollabile e l’intervento risultava persino controproducente.
Dal 24 febbraio fino al 9 marzo, data di istituzione del lockdown nazionale, tutto rimase aperto con le conseguenze che il Paese ha dovuto sopportare.
Questa analisi è stata fornita da Antonella Zedda, vicepresidente dei senatori di Fratelli d’Italia e componente della commissione Covid.
