Di Luca Franceschi
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La Commissione parlamentare di inchiesta sulla gestione della pandemia COVID, dopo aver già svolto un consistente lavoro sugli aspetti correlati all’emergenza sanitaria, dovrà proseguire le proprie indagini per chiarire la destinazione di 900 milioni di euro. Questa cifra rappresenta la differenza tra il costo effettivo delle mascherine e l’importo complessivamente pagato in un singolo ordinativo, un ammontare difficile da giustificare in alcun modo.
Secondo quanto evidenziato, la struttura commissariale guidata dal dottor Domenico Arcuri, operando in rappresentanza dell’Italia, non avrebbe dovuto necessitare di complicate intermediazioni. Rimangono tuttavia irrisolti numerosi interrogativi: quali ragioni hanno spinto all’acquisto da soggetti appena costituiti, come è stato possibile accettare prezzi così elevati, e soprattutto per quale motivo sono state corrisposte provvigioni di tale entità a personaggi che risultavano legati ad ambienti della sinistra politica.
Le sole commissioni già accertate ammontano a 203 milioni di euro, una somma che supera significativamente l’importo della maxitangente Enimont, l’episodio cardine dell’inchiesta Mani Pulite che determinò il crollo dei partiti di governo di quel periodo. Il totale di 150 miliardi di lire di quella storica tangente, ripartito fra diversi soggetti, corrisponde oggi, considerando l’inflazione, a meno di 190 milioni di euro.
Fratelli d’Italia ha dichiarato la volontà di portare le investigazioni fino alle loro conclusioni, nonostante quello che viene definito come ostruzionismo della sinistra. Lo ha affermato il presidente dei senatori di Fratelli d’Italia e componente della Commissione d’inchiesta sul Covid, Lucio Malan.
