(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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“La ricostruzione diffusa da Andrea Scanzi in merito alla commemorazione di Acca Larentia è totalmente falsa e profondamente offensiva”. Lo dichiara la senatrice di Fratelli d’Italia Cinzia Pellegrino, coordinatore nazionale del dipartimento tutela vittime di Fratelli d’Italia, commentando le affermazioni e le ironie pubblicate dal giornalista sui social in occasione del ricordo dei giovani uccisi ad Acca Larentia.
“Attribuire comportamenti mai avvenuti, insinuare presenze e atteggiamenti estranei alla realtà dei fatti e farlo con toni sarcastici su una tragedia che ha segnato la storia italiana significa superare ogni limite del confronto civile – prosegue Pellegrino -. La memoria di ragazzi assassinati negli anni di piombo merita rispetto, non strumentalizzazioni ideologiche o caricature utili solo ad alimentare odio e divisioni”.
“Bene fa l’onorevole Fabio Rampelli a tutelarsi nelle sedi opportune: la libertà di espressione non può trasformarsi in licenza di falsificare la realtà o dileggiare il dolore. Ma il tema – spiega Pellegrino – va oltre il singolo episodio e chiama in causa il clima che una parte della sinistra continua a diffondere. Il recente intervento del Partito Democratico sugli anni di piombo dimostra quanto sia ancora difficile, se non impossibile, arrivare a una vera pacificazione nazionale, quando si insiste nel rivendicare una presunta superiorità morale. Lo abbiamo visto anche in Aula al Senato quando il Pd ha messo sullo stesso piano il saluto fascista e l’aggressione subita da due ragazzi di Gioventù Nazionale presi a sprangate da un gruppo di venti persone appostate. Una forzatura grave che non contribuisce a un dibattito sano, ma finisce per infiammare ulteriormente gli animi. Auspichiamo che eventi come quelli accaduti il 7 gennaio non si ripetano più. Ma perché ciò avvenga è necessaria una presa di coscienza anche da parte della sinistra, che dovrebbe abbandonare letture ideologiche e atteggiamenti divisivi e contribuire finalmente a una memoria condivisa e responsabile”, conclude Pellegrino.
