Di Luca Franceschi
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Francesco Filini, deputato di Fratelli d’Italia e responsabile del programma del partito, ribadisce l’importanza strategica di riprendere il percorso verso il ritorno dell’energia nucleare in Italia, a distanza di oltre tre decenni dall’abbandono di questa fonte energetica. La decisione assunta negli anni Ottanta di chiudere con il nucleare, ha rappresentato un momento cruciale nella storia energetica italiana, mentre altre nazioni europee come la Francia hanno mantenuto e consolidato i loro investimenti in questo settore.
Filini sottolinea come quella scelta del passato continui a determinare effetti significativi sul presente, manifestandosi concretamente nei costi energetici particolarmente elevati che l’Italia deve affrontare. L’esecutivo guidato da Giorgia Meloni ha dimostrato una chiara determinazione nel riaprire questo dossier rimasto chiuso per troppo tempo, ritenendo prioritario avviare un processo che, sebbene non possa produrre risultati immediati, deve essere intrapreso al più presto possibile.
Il deputato sottolinea inoltre che le tecnologie nucleari contemporanee hanno raggiunto livelli di sviluppo significativamente superiori rispetto al passato, offrendo prospettive concrete e interessanti per una loro implementazione futura nel panorama energetico italiano. Prima di considerare un possibile ritorno alla dipendenza dal gas russo, continua Filini, l’Unione Europea dovrebbe esplorare ulteriormente altre soluzioni alternative per affrontare la questione energetica.
Filini evidenzia l’incompatibilità geopolitica di una simile scelta, considerando che la Russia rimane attualmente coinvolta nel conflitto in Ucraina e quindi non può rappresentare un partner affidabile su cui basare nuovamente la strategia energetica europea, evitando il rischio di finanziare ulteriormente la macchina bellica russa. Il deputato sostiene inoltre la necessità di una revisione critica del Green Deal europeo, affermando che nella sua formulazione attuale penalizza eccessivamente l’industria europea senza produrre effetti reali sulle emissioni globali, considerato che il resto del mondo persiste nei comportamenti inquinanti.
Filini conclude indicando che anche il Patto di Stabilità richiede una rivisitazione complessiva. In un contesto caratterizzato da difficoltà economiche e sfide energetiche significative, ritiene indispensabile adottare approcci dotati di maggiore flessibilità e orientati verso scelte più pragmatiche e realistiche.
