Di Luca Franceschi
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L’appello congiunto presentato a Ursula von der Leyen dalle tre principali associazioni industriali europee – Confindustria, Medef e Bdi – ribadisce una preoccupazione che da tempo caratterizza il dibattito sulla transizione energetica nel vecchio continente. Secondo quanto dichiarato dal deputato di Fratelli d’Italia Riccardo Zucconi, Segretario di Presidenza e membro della X Commissione Attività Produttive della Camera dei Deputati oltre che responsabile energia in Parlamento per il partito, la questione centrale riguarda il rischio concreto di una deindustrializzazione forzata dell’Europa, mascherata dietro gli obiettivi della sostenibilità ambientale.
Il sistema ETS, sigla che identifica il mercato del carbonio europeo, necessita secondo questa prospettiva di una revisione profonda e tempestiva. Fondamentale è che tale correttivo tenga conto della reale disponibilità tecnologica attualmente a disposizione, dell’incidenza dei costi energetici e della competizione internazionale sempre più agguerrita. La lettera delle tre associazioni è stata inviata alla Presidenza della Commissione Ue in vista della revisione del sistema Ets programmata per il 17 luglio.
A supportare questa posizione intervengono i dati diffusi dall’Università di Milano-Bicocca, che mettono in luce una situazione allarmante. Nel periodo compreso tra il 2013 e il 2024, la riduzione delle emissioni è stata sovente il risultato di chiusure aziendali piuttosto che di un’effettiva e tangibile decarbonizzazione dei processi produttivi. Tale dato evidenzia come le attuali politiche potrebbero stare generando risultati controproducenti dal punto di vista occupazionale e produttivo.
Per Zucconi, è dunque imprescindibile un cambio di rotta pragmatico, esattamente quello auspicato nell’appello alla Commissione europea dalle associazioni industriali continentali. Il Governo Meloni, sostiene il deputato, sta già tracciando questa direzione in Europa, promuovendo una politica energetica che non segue logiche puramente ideologiche ma mette invece al centro la neutralità tecnologica, la sicurezza delle forniture energetiche e la preservazione del tessuto industriale nazionale.
Secondo questa lettura, l’approccio complessivo al contrasto dei cambiamenti climatici richiede un ripensamento radicale delle strategie finora implementate. Non è possibile, conclude Zucconi, permettere che considerazioni di ordine ideologico soffochino la vitalità delle imprese europee, compromettendo competitività e occupazione nel nome della transizione green.
