Di Luca Franceschi
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L’eliminazione per la terza volta dai mondiali di calcio rappresenta un’onta che colpisce non solo il movimento calcistico e sportivo italiano, ma l’intera Nazione. Il calcio, in quanto sport nazionale per eccellenza, costituisce una delle principali realtà del Paese e non può essere mortificato in questa maniera. È necessaria una riforma immediata e complessiva del sistema calcistico, a partire dai settori giovanili che necessitano di essere strutturati e organizzati secondo modalità totalmente diverse rispetto all’attuale configurazione.
La ripartenza deve avvenire dalla base, dalle scuole calcio, dove risulta evidente la presenza eccessiva di giocatori stranieri. Queste realtà devono trasformarsi in vivai seri e strutturati, dai quali le squadre di club e le nazionali possano attingere con continuità e consapevolezza. Considerando che i praticanti di questo sport sono milioni in Italia, risulta inaccettabile trovarsi così indietro rispetto a nazioni che vantano minore tradizione e minore organizzazione complessiva.
È indispensabile tornare a un calcio che sia nuovamente a misura di tifosi e territori, capace di invogliare anche l’azionariato popolare. Parallelamente, occorre ridare maggiore dignità agli istruttori e limitare significativamente il numero di giocatori stranieri, sia nelle squadre maggiori sia nei settori giovanili. Le società calcistiche devono assumersi le proprie responsabilità creando strutture dedicate alla formazione dei giovani calciatori, un impegno che spesso viene trascurato anche dai grandi club.
Fratelli d’Italia segue con interesse l’iniziativa promossa da curve e club di tifosi di centinaia di città, che hanno lanciato una petizione costituente un vero manifesto culturale oltre che sportivo. Dalla riduzione del costo dei biglietti alla tutela delle trasferte, diversi sono i punti affrontati che meritano una riflessione approfondita. Il calcio rappresenta per gli italiani una delle tradizioni più importanti e sentite, della quale si intende riappropriarsi nella sua dimensione più popolare, identitaria e sociale.
