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COMUNE DI VERONA * : «MATCH POINT. LA STORIA DEL TENNIS VERONESE CON CORRADO APRILI, JURY MARGOTTO E MARIANO VANTINI»

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16.10 - venerdì 3 luglio 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Corrado Aprili, Massino Zampieri, Mariano Vantini, e Juri Margotto. I quattro tennisti più forti nella storia del tennis veronese, uno di fianco all’altro a raccontare le loro carriere, le loro vite e le loro esperienze con la racchetta. «Il tennis lo ha inventato il diavolo”, ha detto Adriano Panatta. Ecco, quindi, un’occasione per ascoltare dalla voce dei protagonisti cosa c’è oltre al talento e quanto sacrificio richiede questo sport, tanto affascinante quanto durissimo, che in Italia sta vivendo un’età dell’oro.

Modera Gianluca Tavellin giornalista de L’Arena

Corrado Aprili, in termini di classifiche, Corrado Aprili è il tennista veronese che ha scalato più posizioni ATP, salendo nel 1986 fino al numero 108 del ranking mondiale e numero 3 in Italia. Cresciuto al Circolo Tennis Alpo, fondato dal padre Angelo, sin da piccolo fa vedere di che talento è fatto imponendosi nei tornei Under 14. Nel 1982 al torneo Bonfiglio di Milano è protagonista di un’impresa battendo 7-6 6-7 9-7 il quindicenne Boris Becker al termine di un’autentica battaglia. Corrado prosegue la sua ascesa: nel 1984 arrivano i primi punti ATP, viene promosso in B1, vince lo scudetto in singolo e in doppio in coppia con Ricci Bitti. L’anno successivo sale in Serie A e si qualifica per il Grand Prix di Bologna, torneo da 100 mila dollari. Nel 1986 si affaccia alla ribalta internazionale. Arriva in finale ai campionati italiani, cedendo solo a Paolo Canè. Raggiunge la semifinale al Challenger ATP di Chartres in Francia, e i quarti all’ATP di Palermo dopo aver sconfitto al primo turno la testa di serie numero 7, lo svedese Sundstrom. L’anno successivo al torneo ATP di Firenze coglie il successo più prestigioso della carriera battendo l’ecuadoriano Andres Gomez, detentore del titolo e allora numero 9 del mondo. In quella stessa stagione Aprili arriva nei quarti a Messina e a Dortmund. Vince gli assoluti a squadre. L’ascesa del ragazzo di Alpo sembra inarrestabile: nel 1988 viene convocato al centro federale di Riano per uno stage pre-Coppa Davis. Proprio in quell’anno però l’ernia al disco lo colpisce: non lo abbandonerà più. Corrado si deve fermare, si cura, rientra e riesce pure a qualificarsi per gli Internazionali d’Italia a Roma e per l’ATP di Firenze, dove è costretto tuttavia al ritiro per il riacutizzarsi dei dolori. Sempre in condizioni fisiche precarie, accusa un calo di rendimento, ma è ancora capace di piazzare qualche acuto come le semifinali agli assoluti. Nel 1990 decide di chiudere l’attività internazionale, ma solo dopo aver raggiunto la semifinale al Mondadori di Verona dove si arrende 6-4 6-4 all’olandese Richard Kraijcek, che avrebbe poi vinto Wimbledon sei anni più tardi.

Massimo Zampieri, un predestinato, che sin da ragazzino si mette in luce per la grinta e la determinazione in campo. Nel 1980 a soli 16 anni si presenta in cerca di gloria al Torneo dell’Avvenire a Milano dove batte Patrick McEnroe, il fratello del grande John. Due anni più tardi nel 1982, Massimo gioca sempre a Milano la finale del prestigiosissimo Trofeo Bonfiglio cedendo contro il talentuoso Guy Forget. Nello stesso anno il ricordo più bello: grazie ad una wild card entra nel tabellone del toreo ATP di San Benedetto del Tronto, dove si prende il lusso di battere l’icona del tennis italiano, Adriano Panatta, allora numero 39 del mondo. Ma è il 1984 l’anno della consacrazione: il tennista veronese vince il torneo ATP di Rio de Janeiro battendo in finale il cileno Acuna, uno che la terra rossa la conosceva bene. La vittoria in Brasile gli permette di conquistare punti preziosi nella classifica ATP. Sempre in quell’anno magico conquista il titolo italiano di doppio in coppia con l’azzurro di Davis Massimo Cierro. Zampieri ha raccolto molto da ragazzo, vincendo una Coppa Valerio con la nazionale italiana juniores, ottenendo un quarto posto alla Sunshine Cup negli USA, e arrivando fino al quarto turno dell’Orange Bowl, una sorta di campionato del mondo giovanile frequentato da gente del calibro di Edberg, Becker, Krickstein, Forget. Ha giocato anche agli US Open Junior di Flushing Meadows. Da professionista ha preso parte a ben tre edizioni degli Internazionali d’Italia al Foro Italico di Roma, e a due edizioni degli Internazionali di Francia al Roland Garros di Parigi. È uscito dall’ATP nei primi anni ’90, quando il famigerato gomito del tennista lo prese di mira.

Mariano Vantini, cresciuto al Tennis Scaligero sotto la cura di Virgilio Giavoni prima e Massimo Caddeo dopo, s’impone per tecnica raffinata e varietà di gioco. In coppia con Massimo Zampieri si laurea campione d’Italia a squadre Under 16. I tecnici della FIT lo notano e lo convocano per gli stages federali. Nel 1987 arriva un successo che spalanca a Mariano le porte del salotto buono del tennis nazionale: vince il durissmo campionato italiano di serie B in singolo, in doppio, e a squadre. Il trionfo comporta il passaggio di categoria e l’ingresso sul palcoscenico dell’ATP. Nel 1988 è il numero 16 del ranking italiano: vince un torneo ATP in Ungheria e si presenta all’Open di San Marino dove incrocia nientemeno che Guillermo Vilas: gioca una gran partita ma si piega all’esperienza del campione argentino. L’anno dopo, Mariano torna a vincere un torneo ATP, in doppio in coppia con Massimiliano Botta. In carriera ha partecipato a due edizioni degli Internazionali d’Italia a Roma e a due ATP di Firenze, in quegli anni torneo molto importante. Per i circoli veronesi ha vinto tre scudetti nazionali: tre da giocatore e tre da allenatore. È stato campione italiano a squadre over 35.

Juri Margotto, tennista dall’età di 7 anni. Campione Italiano Under 18 di singolare e doppio. Campione di singolare, doppio e a squadre di Serie B. Ha vestito la maglia azzurra in tutte le competizioni giovanili under 14-16-18. Nel 1994 ha raggiunto il suo best ranking al n°350 della classifica ATP. Attualmente è Direttore Tecnico del Circolo Tennis Scaligero dove coordina la scuola Tennis più numerosa del Triveneto. Margotto è anche scrittore: “OSA. Ordine, solidità e arroganza tennistica” è il suo vademecum (con la prefazione Massimo Sartori, che ha portato Andreas Seppi ad ottenere il massimo delle potenzialità e forse di più ed ha scoperto Jannik Sinner portandolo alla corte di Riccardo Piatti a Bordighera), in cui tocca tutti i delicati tasti del difficilissimo sport del tennis a livello agonistico e ci riesce proprio perché ha vissuto tutti gli stadi psicologici, tecnici, tattici ed atletici di una disciplina tanto complessa, composita e spesso imprevedibile.

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