(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Roma, 15 luglio 2026 – Si sono conclusi gli interventi di restauro e valorizzazione del Parco del Colle Oppio, realizzati dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali nell’ambito del programma PNRR Caput Mundi.
Sono stati recuperati alcuni dei più pregevoli elementi monumentali di uno dei più importanti giardini monumentali della città, in cui convivono testimonianze della Roma antica – la Domus Aurea, le Terme di Tito, le Terme di Traiano – e il disegno paesaggistico realizzato tra il 1928 e il 1936 da Raffaele de Vico e Antonio Muñoz.
Grazie a un investimento complessivo di circa 1,5 milioni di euro, sono stati restaurati i due portali di accesso al parco di via delle Terme di Traiano e di via Nicola Salvi, le forme architettoniche e monumentali della Fontana Ninfeo e della Fontana delle Anfore, oltre all’intero sistema originario di adduzione delle acque che alimenta le fontane.
Le operazioni di restauro hanno previsto il consolidamento delle strutture, il recupero delle superfici lapidee, laterizie e in graniglia cementizia, la ricostruzione delle parti maggiormente degradate e il ripristino della piena funzionalità delle vasche e degli impianti.
Uno degli aspetti più significativi del progetto è stato il recupero dell’impianto idraulico ideato da Raffaele de Vico, tornato oggi pienamente funzionante dopo anni di inattività. Attraverso il ripristino del sistema di alimentazione e l’introduzione di dispositivi di ricircolo e recupero delle acque, nel rispetto dei criteri di sostenibilità ambientale, viene restituita al parco la sua storica componente scenografica e paesaggistica, elemento fondamentale dell’impianto progettuale originario.
“Con questo intervento di restauro e riqualificazione, il Parco del Colle Oppio viene restituito alla città, valorizzando le sue caratteristiche peculiari, nelle quali architettura del paesaggio, archeologia e sistema delle acque si integrano in un insieme unitario di straordinario interesse artistico e culturale. Il progetto non si è limitato alla conservazione dei singoli manufatti, ma ha permesso di ripristinare il funzionamento di un complesso sistema ideato quasi un secolo fa, restituendo leggibilità, armonia e qualità della fruizione a uno dei giardini più apprezzati della città”, dichiara il Sindaco di Roma Roberto Gualtieri.
La realizzazione degli interventi è stata resa possibile grazie alla collaborazione tra la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, il Dipartimento Infrastrutture e Lavori Pubblici e il Dipartimento Tutela Ambientale di Roma Capitale, con il contributo di Acea Ato 2 e Areti, il cui supporto tecnico e operativo hanno consentito il buon esito delle attività di rifunzionalizzazione degli impianti e di riqualificazione dell’intero parco.
Nel 1871, nell’ambito delle programmazioni urbanistiche rese necessarie dalle nuove esigenze di Roma capitale, l’area venne destinata a giardini pubblici e inserita nel progetto di tutela e valorizzazione della cosiddetta “zona monumentale riservata”. L’aspetto attuale si è realizzato solo successivamente, all’interno dei programmi urbanistici delle Roma governatoriale, caratterizzati dall’esaltazione del passato imperiale e dal forte interesse per il verde pubblico.
Il primo nucleo del parco, comprendente l’area presso le sostruzioni della grande esedra meridionale delle Terme di Traiano, la scarpata prospiciente via Labicana e il lato verso via Mecenate, fu realizzato, tra il 1928 ed il 1932, dall’architetto Raffaele de Vico, architetto e paesaggista, consulente artistico per i giardini del Governatorato di Roma. Il giardino, disposto lungo la via Labicana e intorno ai resti della Domus Aurea neroniana, si impernia sull’incrocio di due assi viari principali (Viale Mizzi e Viale della Domus Aurea) dotati di ingressi monumentali e arricchiti da una serie di fontane realizzate sfruttando la naturale pendenza dei luoghi.
La sistemazione del settore superiore del colle, vero e proprio parco archeologico comprendente imponenti ruderi delle Terme di Traiano, venne successivamente curata (1935-1936) da Antonio Muñoz, Direttore delle Antichità e Belle Arti del Governatorato di Roma, privilegiando le esigenze urbanistiche della città e la ricerca di prospettive spettacolari.
