(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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A cinque anni dalla scomparsa, il ricordo e l’esempio di Nicolò Amato, già Direttore Generale degli Istituti di Prevenzione e Pena e Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, trovano nell’intitolazione dell’aula magna presso la Scuola di Formazione “Giovanni Falcone” di Roma il giusto e doveroso riconoscimento di un “servizio” al Paese sempre ancorato alla piena adesione ai valori costituzionali.
Questa sua incrollabile caratteristica, che fu sempre confermata dagli atti pratici, venne sublimata nella ferrea convinzione che il carcere deve essere un luogo in cui il tempo che vi si trascorre è un tempo significativo della persona e non solo un tempo sottratto alla vita normale.
Ciò non mise mai in discussione il rigore e la disciplina necessari, ma vennero sapientemente coniugati in quel percorso di rieducazione scolpito all’articolo 27 della nostra Carta laddove viene sancito il principio che ‘le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato’.
Nicolò Amato ne fu autentico e genuino interprete: vedere il suo nome affiancato a un luogo dove si forma il personale penitenziario è il più bel riconoscimento alla missione di una vita.
