Di Luca Franceschi
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Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde, interviene criticamente sul Ponte sullo Stretto di Messina, evidenziando una serie di problematiche tecniche, procedurali e politiche che continuano a caratterizzare il progetto.
In primo luogo, Bonelli sottolinea come la documentazione della Società Stretto di Messina trasmessa alla Corte dei Conti riveli che il progetto risale addirittura al 1997. Si tratta quindi di una struttura progettuale ormai obsoleta, che presenta criticità molto serie già segnalate da diversi comitati scientifici nel corso degli anni.
Una questione particolarmente grave riguarda l’aspetto geologico e sismico dell’opera. Secondo i documenti redatti dall’ISPRA e dalla stessa Società Stretto di Messina, il pilone di Cannitello insiste direttamente su una faglia sismica attiva. Alla luce di queste evidenze scientifiche, Bonelli pone una domanda fondamentale: perché il progetto non è stato completamente riformulato tenendo conto delle nuove conoscenze sismiche, ambientali e scientifiche?
Dal punto di vista politico, il deputato evidenzia un cambio di rotta significativo. Quando Silvio Berlusconi aveva proposto la realizzazione del ponte, il modello prevedeva almeno un project financing dove il 60% dei costi gravava sui privati. Con l’arrivo di Matteo Salvini, questa logica è stata completamente stravolta: ora l’intero onere finanziario ricade sullo Stato, vale a dire sui cittadini italiani.
Bonelli denuncia inoltre l’assenza di una nuova gara europea per l’appalto, le evidenti forzature riscontrate nelle procedure ambientali e il numero ancora consistente di criticità rimaste irrisolte. Ha personalmente richiesto a Palazzo Chigi la documentazione trasmessa alla Corte dei Conti e gli atti relativi alle comunicazioni con l’Unione europea, ma ha ricevuto un diniego.
Un ulteriore elemento di preoccupazione riguarda la gestione della Società Stretto di Messina, che il deputato descrive come una vera e propria macchina consumatrice di denaro pubblico. L’azienda vanta 114 dipendenti e 21 dirigenti, con una spesa annuale per il personale pari a circa 6 milioni di euro. Particolarmente critica è la questione relativa agli stipendi, che in diversi casi superano i 300mila euro, violando così i tetti salariali previsti dalla normativa.
Concludendo la sua analisi, Bonelli sottolinea come il Sud dell’Italia avrebbe necessità molto più urgenti e concrete: dalla sanità ai servizi ferroviari, dalle scuole alla sicurezza del territorio, fino alle infrastrutture realmente utili per lo sviluppo della regione. Nonostante ciò, il governo continua a destinare miliardi di euro a un’opera che, secondo questa valutazione, risulterebbe fondamentalmente sbagliata sia dal punto di vista tecnico che da quello politico ed economico.
