Di Luca Franceschi
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Gli attivisti della Global Sumud Flotilla sono stati sottoposti a rapimento e violenze fisiche in acque internazionali, in prossimità delle coste europee. Tra le persone coinvolte vi sono 24 cittadini italiani. Per questi fatti, secondo quanto sostiene Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi Sinistra e co-portavoce di Europa Verde, il governo di Netanyahu dovrebbe essere sottoposto a procedimento legale presso la Procura di Roma e dinanzi alla Corte Penale Internazionale.
Bonelli ha proposto una denuncia collettiva che coinvolga tutti i parlamentari italiani contro un governo che, a suo giudizio, si comporta come una delle peggiori manifestazioni di banditismo internazionale.
Gli eventi descritti configurerebbero, secondo l’analisi del deputato, reati di gravità considerevole perseguibili dalla legge italiana. Tra questi si citano la pirateria marittima prevista dall’articolo 1135 del Codice della Navigazione, punibile con reclusione da dieci a venti anni; il sequestro di persona secondo l’articolo 605 del Codice Penale; la tortura disciplinata dall’articolo 613 bis del Codice Penale. La competenza della giurisdizione italiana troverebbe fondamento nel fatto che i coinvolti sono cittadini italiani e le imbarcazioni battevano bandiera italiana, come stabilito dagli articoli 4 e 7 del Codice Penale.
Bonelli ha riconosciuto come doverosa la condanna tardiva espressa dal Governo italiano, pur sottolineando che ciò non risulta sufficiente. Il deputato sostiene che la premier Meloni non può limitarsi a pronunciamenti verbali senza seguirli con azioni concrete: l’Italia si è infatti opposta alla sospensione dell’accordo di associazione tra l’Unione Europea e Israele e ha coperto ogni tentativo concreto di azione in ambito europeo. Chi mantiene il silenzio e non agisce, secondo questa prospettiva, diviene complice.
Bonelli ha lanciato una sfida al Governo affinché dimostri una reale discontinuità rispetto al periodo di sostegno verso Netanyahu. Questa dimostrazione dovrebbe tradursi in adesione alla richiesta di denuncia, sostegno alle sanzioni in sede europea, riconoscimento dello Stato di Palestina e interruzione del blocco di ogni iniziativa concreta. Il deputato conclude osservando che le parole sono state ascoltate, ma ora è necessario che si traducano in azioni concrete.
