Di Luca Franceschi
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Mentre il Paese si confronta con il caro vita, salari insufficienti e servizi pubblici in grave difficoltà, la coalizione di governo sembra concentrata unicamente sulla distribuzione dei ruoli apicali. Le ultime cinque nomine di sottosegretari rappresentano, secondo la critica mossa da Angelo Bonelli, una chiara manifestazione di partitocrazia: due incarichi assegnati a Fratelli d’Italia, uno alla Lega, uno a Forza Italia e uno a Noi Moderati. Una distribuzione che ricorda più un manuale sulla suddivisione delle cariche secondo criteri partitici che non una risposta alle necessità concrete della popolazione.
Il deputato di AVS e co-portavoce di Europa Verde contesta come sia inaccettabile che, mentre famiglie e imprese affrontano difficoltà economiche crescenti, la priorità principale del governo rimanga la divisione delle posizioni all’interno della maggioranza. Secondo Bonelli, il governo non sta affrontando le vere emergenze che caratterizzano la situazione italiana, ma procede nel completamento della sua squadra dirigente secondo schemi consolidati.
Il discorso si estende anche al tema delle retribuzioni dei vertici delle aziende pubbliche. Bonelli sottolinea come in questo ambito si registrino comportamenti inaccettabili: da una parte existono buonuscite milionarie, come quella riconosciuta all’ex amministratore delegato di Terna Giuseppina Di Foggia, dall’altra emergono richieste di aumenti straordinari. Emblematico il caso dell’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, che ha presentato una proposta di aumento dello stipendio fino a 15,4 milioni di euro annui. Una richiesta ritenuta così eccessiva che persino l’organismo di controllo Iss ha consigliato agli azionisti di votare contro.
Secondo Bonelli, questo quadro evidenzia un contrasto stridente: mentre si garantiscono privilegi a ristretti gruppi di dirigenti e politici, ai cittadini comuni viene richiesto di sopportare sacrifici economici. Per invertire questa rotta, il deputato chiede l’introduzione di un tetto agli stipendi dei manager pubblici e l’avvio di una politica che rimetta al centro le priorità reali della popolazione italiana, allontanandosi dalla logica della distribuzione delle cariche.
