(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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“I tentativi di Donald Trump di annettersi la Groenlandia, con le buone o con la forza militare, rappresentano la conferma di una strategia imperialista e neocoloniale che punta al controllo delle risorse naturali attraverso la minaccia e la forza.
Dietro la Groenlandia, come già dietro il Venezuela e dietro molti conflitti nel mondo, c’è sempre la stessa questione: il petrolio e il controllo delle risorse energetiche. L’Artico si sta sciogliendo, i ghiacciai stanno scomparendo, aprendo nuove rotte commerciali e soprattutto la possibilità di sfruttare giganteschi giacimenti di petrolio e materie prime. È questa la vera ragione dell’interesse di Trump e delle grandi compagnie fossili.
È per questo che Trump, come Vladimir Putin, ha sabotato e continua a sabotare le politiche sul clima. La transizione energetica ed ecologica è l’unico vero antidoto alla guerra: costruire autonomia e sovranità energetica dei popoli attraverso le energie rinnovabili significherebbe ridurre drasticamente i conflitti e spezzare il ricatto delle fonti fossili.
Trump punta a fare degli Stati Uniti, anche attraverso il Venezuela, il primo produttore mondiale di greggio. Putin, che controlla riserve di gas per circa 47 mila miliardi di metri cubi, potrebbe coprire il fabbisogno italiano per centinaia di anni. Questo spiega perché entrambi combattono le politiche climatiche: senza il fossile non saprebbero più come arricchirsi e finanziare le guerre.
Di fronte a questa feroce ideologia della guerra, serve una visione opposta: una visione fondata sulla democrazia, sul diritto internazionale e sulle politiche climatiche, le uniche capaci di fermare l’escalation bellica e il saccheggio del Pianeta.
In questo quadro, Giorgia Meloni si conferma la succursale europea delle politiche coloniali e anti-climatiche trumpiane, trascinando l’Italia dalla parte sbagliata della storia.”
