Di Luca Franceschi
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La posizione della Biennale di Venezia rappresenta un’evidente manifestazione di doppio standard nelle politiche dell’Unione Europea, un atteggiamento che mette in discussione la coerenza stessa delle istituzioni comunitarie. Da un lato, la Commissione europea assume una postura intransigente nei confronti della Russia, minacciando sanzioni, sospendendo finanziamenti e richiamando il rispetto del diritto internazionale. Dall’altro lato, mantiene un silenzio assordante rispetto alla partecipazione di Israel, nonostante le accuse di genocidio a Gaza e il bilancio di oltre 70.000 vittime, tra cui numerosi bambini e donne.
Questo atteggiamento contraddittorio compromette seriamente la credibilità delle istituzioni europee, poiché il diritto internazionale viene invocato selettivamente, in base a convenienze politiche piuttosto che a principi universali. Parallelamente, prosegue il processo di occupazione della Cisgiordania attraverso l’espansione continua degli insediamenti illegali, una pratica che dovrebbe sollecitare la medesima attenzione e la medesima fermezza dimostrata nel caso russo.
Nel mese di marzo di quest’anno, 187 artisti, curatori e professionisti del settore culturale che prenderanno parte alla Biennale hanno inviato una comunicazione al Presidente e al Consiglio direttivo della Fondazione, chiedendo di non offrire visibilità allo Stato israeliano mentre conduce operazioni genocidarie. Tale richiesta rappresentava un gesto di solidarietà verso i colleghi artisti palestinesi, un appello che raccolte il sostegno della comunità artistica internazionale.
Le istituzioni europee e i soggetti culturali coinvolti dovrebbero adottare criteri univoci, trasparenti e coerenti nell’applicazione del diritto internazionale e nella valutazione della partecipazione degli Stati agli eventi culturali di respiro internazionale. Una politica caratterizzata da eccezioni e variabilità secondo le convenienze non può che indebolire la credibilità dell’Unione Europea. Alternativamente, qualora si ritenesse che l’arte possa rappresentare uno strumento di dialogo e di pace, allora sarebbe opportuno lasciare che la Biennale decida in piena autonomia culturale. Tuttavia, nel momento in cui si decidesse di escludere la partecipazione russa, la medesima logica dovrebbe applicarsi anche nei confronti di Israel.
Queste considerazioni sono state espresse da Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi Sinistra e co-portavoce di Europa Verde.
