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ASSOCIAZIONE FAMIGLIE TRENTINE ALL’ESTERO * RICONOSCIMENTO CITTADINANZA ITALIANA: PANIZZA, «IN GIOCO IL RICONOSCIMENTO DI UN’APPARTENENZA CHE LE LENTEZZE DELLO STATO NON SONO RIUSCITE A CANCELLARE»

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17.51 - venerdì 17 luglio 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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C’è una ferita burocratica e storica, lunga oltre un secolo, che lega le valli del Trentino alle infinite distese del Sudamerica. Una ferita che il Consiglio provinciale di Trento sta provando a sanare, approvando all’unanimità la proposta di voto per sensibilizzare il Parlamento italiano affinché riapra i termini per il riconoscimento della cittadinanza italiana ai discendenti di trentini emigrati prima del 1920, quando erano cittadini austro-ungarici.

Nel 2000 una legge nazionale aveva finalmente aperto una finestra temporale di dieci anni per permettere il riacquisto della cittadinanza, ma quella finestra si è chiusa definitivamente nel 2010, negando un sacrosanto diritto a migliaia di persone che non erano riuscite ad accedervi per motivi burocratici, per mancanza di informazioni in tempo utile o per difficoltà di accesso agli uffici consolari, soprattutto a causa della collocazione geografica periferica.

Il documento approvato dal Consiglio Provinciale tenta di riparare a questa ingiustizia. A tal proposito, l’Associazione Famiglie Trentine all’Estero esprime gratitudine e soddisfazione per l’iniziativa e ringrazia i consiglieri e gli assessori provinciali, in particolare il primo firmatario Malfer e l’assessore competente Gottardi, per la sensibilità e la determinazione dimostrate.

Il Presidente delle Famiglie Trentine all’Estero Franco Panizza ha già contattato alcuni parlamentari regionali a Roma per chiedere il loro impegno sia attraverso la presentazione di un’apposita iniziativa legislativa, sia sollecitando il Governo ad un intervento diretto finalizzato a prorogare la vecchia scadenza.

Una speranza si riapre, anche se si è consapevoli che nel frattempo i requisiti richiesti sono sempre più difficili da dimostrare. L’auspicio è che i Parlamentari capiscano che non si tratta solo di ottenere un passaporto dell’Unione Europea, ma che è in gioco il riconoscimento ufficiale di un’appartenenza che il tempo, l’oceano, le dimenticanze e le lentezze dello Stato non sono mai riusciti a cancellare.

 

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