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VATICANNEWS.VA * UDIENZA GENERALE: PAPA LEONE XIV, «LA FRATERNITÀ NON È UN SOGNO IMPOSSIBILE, CI LIBERA DA EGOISMI E PREPOTENZE»

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09.19 - giovedì 13 novembre 2025

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Il Papa: la fraternità non è un sogno impossibile. Ci libera da egoismi, odio e prepotenze. Leone XIV nella catechesi dell’udienza generale sottolinea quanto la fraternità, “una delle più grandi sfide dell’umanità”, non sia scontata, né immediata e le “tante guerre sparse nel mondo, tensioni sociali e sentimenti di odio sembrerebbero dimostrare il contrario”. Credendo a Cristo risorto, sottolinea il Pontefice, si sperimenta l’essere fratelli e si impara a vivere secondo il comandamento dell’amore.

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Benedetta Capelli – Città del Vaticano

La fraternità donata da Cristo morto e risorto ci libera dalle logiche negative degli egoismi, delle divisioni, delle prepotenze, e ci restituisce alla nostra vocazione originaria, in nome di un amore e di una speranza che si rinnovano ogni giorno. Il Risorto ci ha indicato la via da percorrere insieme a Lui, per sentirci ed essere “fratelli tutti”.

Nella Resurrezione di Gesù si diventa testimoni, come i discepoli, di una storia nuova nella quale cresce la fraternità. È il concetto al cuore della catechesi di Papa Leone XIV nell’udienza generale di oggi, 12 novembre, in Piazza San Pietro, preceduta da un lungo giro in papamobile nel quale ha salutato i 40 mila fedeli e abbracciato diversi bambini. Proseguendo il ciclo giubilare “Gesù Cristo nostra speranza” e dedicando la sua riflessione al tema “La spiritualità pasquale anima la fraternità. ‘Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi’”, il Pontefice sottolinea come “credere nella morte e risurrezione di Cristo e vivere la spiritualità pasquale infonde speranza nella vita e incoraggia a investire nel bene”.

 

Le guerre, il contrario della fraternità

“Omnes frates. Fratelli tutti”: era il saluto con cui san Francesco si rivolgeva alle persone al di là delle provenienze geografiche e culturali, religiose e dottrinali. Papa Leone invita a riscoprirne il senso nella catechesi sottolineando che il saluto del santo di Assisi “poneva sullo stesso piano tutti gli esseri umani, proprio perché li riconosceva nel comune destino di dignità, di dialogo, di accoglienza e di salvezza”. L’approccio del poverello di Assisi, aggiunge il Papa, è stato ripreso poi da Papa Francesco, nell’enciclica Fratelli tutti perché la fraternità rappresenta “una delle grandi sfide per l’umanità contemporanea” che nasce dalla capacità di costruire relazioni e legami autentici, che libera dal narcisismo e dal vedere nell’altro “qualcuno da cui prendere, senza che siamo mai disposti davvero a dare, a donarci”.

Sappiamo bene che anche oggi la fraternità non appare scontata, non è immediata. Molti conflitti, tante guerre sparse nel mondo, tensioni sociali e sentimenti di odio sembrerebbero anzi dimostrare il contrario. Tuttavia, la fraternità non è un bel sogno impossibile, non è un desiderio di pochi illusi.

 

“Fratello”

La radice della fraternità è la luce che arriva da Cristo, il solo che “ci libera dal veleno dell’inimicizia” anche nelle relazioni più strette tra parenti e consanguinei, evidenzia Leone XIV, si può insinuare la frattura e l’odio.

La parola “fratello” deriva da una radice molto antica, che significa prendersi cura, avere a cuore, sostenere e sostentare. Applicata a ogni persona umana diventa un appello, un invito.

 

Il comandamento di Gesù

Quel “Fratelli tutti” di san Francesco è “il segno accogliente di una fraternità universale”, dice il Papa, “un tratto essenziale del cristianesimo, che sin dall’inizio è stato l’annuncio della Buona Notizia destinata alla salvezza di tutti, mai in forma esclusiva o privata”.

Questa fraternità si basa sul comandamento di Gesù, che è nuovo in quanto realizzato da Lui stesso, compimento sovrabbondante della volontà del Padre: grazie a Lui, che ci ha amato e ha dato sé stesso per noi, noi possiamo a nostra volta amarci e dare la vita per gli altri, come figli dell’unico Padre e veri fratelli in Gesù Cristo.

 

Credere nella Resurrezione per diventare testimoni

Gesù, vicino alla fine, sperimenta il supplizio più terribile e l’abbandono, soggiunge il Pontefice, ma è proprio nella sua Risurrezione che inizia una storia nuova nella quale “i discepoli diventano pienamente fratelli” perché lo riconoscono come il Risorto, “ricevono il dono dello Spirito e ne diventano testimoni”.

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