(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Padre uccide assassino figlio libero prima della fine pena – Di Giacomo (S.PP.), le famiglie che subiscono l’assassinio di un congiunto pagano due volte “Quanto è accaduto a Rocca di Papa con l’uccisione, da parte del padre, dell’assassino del figlio, condannato a dieci anni per omicidio preterintenzionale ma libero da due anni, è la tragica testimonianza che le famiglie che subiscono l’assassinio di un congiunto pagano due volte.
La prima per la vita del congiunto e la seconda per la remissione in libertà, con il cosiddetto sconto di pena, di chi ha provocato la morte del congiunto”. Così Aldo Di Giacomo, segretario generale del S.PP., per il quale “senza attenuanti per il tragico gesto del padre di Giuliano non si può però far finta di nulla rispetto a decine di casi di libertà anticipata rispetto alla pena come di decine e decine di permessi ad uscire dal carcere per motivi di lavoro e studio.
Le forze dell’ordine sono ancora alla ricerca di Andrea Cavallari, il 26enne componente della “banda dello spray”, con condanna a 10 anni e 11 mesi, che dopo aver conseguito la laurea in Giurisprudenza all’Università di Bologna non è più rientrato in carcere, e che è solo l’ultimo caso di fuga. Alla base della scarcerazione dell’assassino di Giuliano e al permesso per Cavallari c’è la tesi – che almeno noi insieme alle famiglie delle vittime non condividiamo – della rieducazione della pena da “garantire a tutti e sempre”.
Per noi non è una strategia che può passare, secondo una convinzione “buonista” non suffragata dai fatti, che tutti i detenuti, indistintamente dal reato compiuto, solo perché hanno scontato in carcere una parte della pena e si comportano “bene”, vanno rieducati. Come per l’art. 21 dell’ordinamento penitenziario (permessi) lo sconto di pena ha necessità di essere rivisto attraverso “paletti” precisi, per prima cosa escludendo chi ha commesso reati gravissimi e di sangue. Ciò anche e soprattutto per far prevalere la funzione restitutiva della pena per vittime e familiari, altrimenti sarebbe troppo facile con un semplice e formale pentimento ottenere benefici di pena come se si trattasse di un automatismo di legge”.
