(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Le imprese del Trentino-Alto Adige a rischio sono oltre 7.300. La quota più alta si registra nella provincia di Trento (7,5%, 3.704 imprese a rischio), mentre il livello più contenuto è a Bolzano (5,8%, 3.565 imprese a rischio), che si conferma l’area più solida del territorio Nel 2026 la quota di imprese a rischio è pari al 6,6%, in crescita di +0,7 punti percentuali rispetto al 2025, ma nettamente inferiore alla media italiana (12,1%)
Sono alcuni dei dati rilevati da Business Scan, Osservatorio di Sevendata, data company italiana focalizzata sulla business information e l’analisi del rischio di credito, che ha preso in esame lo stato di salute delle aziende del Trentino-Alto Adige.
In Trentino-Alto Adige le imprese a rischio insolvenza restano nettamente sotto la media nazionale, confermando il territorio come il più solido del Paese sotto il profilo economico-finanziario. Le imprese attive in regione sono 110.843 e, su queste, l’incidenza delle imprese a rischio insolvenza, in un orizzonte di 12 mesi, si attesta al 6,6% (7.316 aziende), rimanendo a un livello decisamente al di sotto della media italiana pari al 12,1%, ovvero 674 mila imprese a rischio sul totale nazionale di 5.570.296 imprese attive (Sevendata su dati CCIAA).
Nel confronto nazionale, il Trentino-Alto Adige si colloca tra le regioni meno esposte sotto questo profilo. Incidenze piùelevate si osservano nel Lazio (17,5%), in Calabria (14,0%), Campania (13,8%), Sicilia (13,1%), Abruzzo (13%), Lombardia (12,6%), Molise (12,2%), Umbria e Puglia (12,1%), Basilicata (11,8%), Liguria (11,4%), Sardegna (11,1%), Toscana (11%), Emilia-Romagna (10,5%), Marche (10,1%); mentre livelli sotto media si rilevano proprio in Trentino-Alto Adige (6,6%), Valle d’Aosta (7,5%), Piemonte (8,6%), Friuli-Venezia Giulia (8,7%) e Veneto (9%). Su base annua, la quota di imprese a rischio in Trentino-Alto Adige è aumentata di 0,7 punti percentuali, a fronte di una crescita media nazionale dell’1%.
I dati emergono dall’osservatorio Business Scan 2026 sviluppato da Sevendata, data company italiana che analizza lo stato di salute del tessuto imprenditoriale italiano e il rischio di insolvenza a 12 mesi, da febbraio 2025 a febbraio 2026. Attraverso rating proprietario basato sull’intelligenza artificiale a reti neuronali, vengono focalizzate variabili economico-finanziarie, bilanci, eventi negativi pregiudizievoli e scoperti, profili del management e indicatori strutturali delle imprese su base settoriale e territoriale.
Dentro i confini regionali, l’analisi per provincia evidenzia una variabilità contenuta ma significativa: l’incidenza più elevata di imprese a maggiore rischio si osserva a Trento (7,5% pari a 3.704 imprese), mentre il valore più basso si registra nella provincia di Bolzano (5,8%, 3.565 imprese).
“Le imprese del Trentino-Alto Adige nel 2026 si collocano in base al livello di rischio insolvenza sui 12 mesi tra le realtà più solide a livello nazionale, con un’incidenza significativamente inferiore alla media italiana, confermando un’elevata tenuta complessiva del tessuto produttivo – commenta Fabrizio Vigo, Ceo e co-founder di Sevendata –. L’analisi provinciale evidenzia differenze contenute, con un’incidenza leggermente più elevata a Trento e un profilo più solido a Bolzano. La regione mantiene una capacità di resilienza che si spiega con la qualità e la composizione della sua base produttiva: accanto a una forte presenza del comparto agricolo, che rappresenta quasi un quarto delle imprese attive, e a settori rilevanti come energia, logistica, costruzioni e commercio, il territorio beneficia di una struttura produttiva equilibrata e diversificata.
Allo stesso tempo, alcuni indicatori segnalano che la resilienza non va data per scontata: il lieve incremento della quota di imprese a rischio e la flessione contenuta del survival rate indicano un contesto in cui la tenuta dipende sempre più dalla capacità delle imprese di preservare equilibrio finanziario, continuità operativa e posizionamento di mercato in uno scenario macroeconomico dinamico in grado di gestire fenomeni di incertezza”.
In termini di concentrazione del tessuto imprenditoriale, il Trentino-Alto Adige fa registrare la variazione annuale più favorevole di imprese attive a livello nazionale (+1,2% contro la media italiana che registra il saldo negativo -0,8%). Il maggior numero di imprese attive è a Bolzano (55,4% del totale regionale pari a 61.462 aziende) seguita da Trento (44,6%, 49.381 imprese). Sul fronte della dinamica annua delle imprese attive, entrambe le province mostrano un andamento positivo: la crescita più marcata si registra a Bolzano (+1,6%), seguita da Trento (+0,7%), confermando un quadro complessivamente in espansione.
La lettura demografica regionale indica un saldo positivo tra nuove imprese e cessazioni: il tasso di natalità si attesta al 5,4%e la mortalità al 4,3% (saldo +1,1 punti percentuali). Anche gli indicatori di resilienza mostrano una buona tenuta: il survival rate – tasso di sopravvivenza – delle imprese nate nel 2024 e ancora attive nel 2026 è pari al 94,4%, in lieve calo rispetto al biennio 2022–2024 (94,7%).
Dal punto di vista settoriale, il numero più alto di aziende attive si registra nell’agricoltura e pesca (24,9%), seguita da logistica e trasporti (14,9%), edilizia (14,0%) e commercio (13,9%). Le incidenze di rischio insolvenza più elevate si riscontrano nelle attività estrattive in cava (29,2%), nei fornitori di energia (18,5%), comparto che registra anche l’aumento più marcato su base annua (+2,7 punti percentuali), nelle attività immobiliari (12,5%) e nelle costruzioni (11%). Le attività meno a rischio sono invece quelle legate ad agricoltura e pesca (1,5%), ai servizi (2,0%) e all’istruzione (3,5%).
