(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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“Mercoledì faremo esposto alla Procura per accendere una luce sul modo in cui si è comportata Israele” con la Flotilla “e su cosa hanno fatto gli altri governi. E’ stato molto faticoso sentirsi abbandonati, per questo nei prossimi giorni bisognerà fare chiarezza su quanto è accaduto”. Lo dice a Un Giorno da Pecora, su Rai Radio1, il parlamentare Pd e attivista della Global Sumud Flottiglia Arturo Scotto, intervistato da Giorgio Lauro e Geppi Cucciari.
Tajani ha annunciato che gli ultimi 15 attivisti italiani fermati in Israele sono in volo per Atene? “Lo ritengo un fatto molto positivo, con loro finalmente tutti gli italiani sono tornati a casa. Mi sembra però che ormai la più grande democrazia del M.O. somigli sempre più al Cile di Pinochet. Quanto detto da Antonio Tajani in Parlamento andrà sicuramente approfondito nei prossimi giorni e penso che ora qualche parola il governo italiano dovrebbe dirla sul modo in cui siamo stati trattati”.
Lo dice a Un Giorno da Pecora, su Rai Radio1, il parlamentare Pd e attivista della Global Sumud Flottiglia Arturo Scotto, intervistato da Giorgio Lauro e Geppi Cucciari. Durante la vostra detenzione ci sono stati dei maltrattamenti? “A Paolo Romano e Saverio Tommasi hanno dato dei pugni in testa e sulla schiena e questo – ha spiegato Scotto a Un Giorno da Pecora – è avvenuto quando erano già a terra, a Keziot”.
“Ci sono delle cose che prima o poi devono uscire, su cui chiediamo sia fatta luce. A me ha colpito che nessuno del nostro governo abbia chiesto” spiegazioni “all’indomani dell’attacco dei droni a 600 miglia da Gaza, quindi molto più vicini alla Sicilia”, per capire da dove questi “siano partiti. Non potevano partire da Israele, che era troppo distante e allora l’idea che mi sono fatto è che possano averlo fatto da qualche paese dell’UE”. Lo dice a Un Giorno da Pecora, su Rai Radio1, il parlamentare Pd e attivista della Global Sumud Flottiglia Arturo Scotto, intervistato da Giorgio Lauro e Geppi Cucciari. Lei crede che i droni possano esser partiti anche dal nostro Paese?
“Noi sappiamo che alcuni dei sorvoli dei droni nei giorni precedenti ad Augusta sono partiti dalla base di Sigonella – ha spiegato a Un Giorno da Pecora Scotto -, si trattava di droni spia che non hanno fatto nulla ed erano israeliani e americani. Bisogna capire se in quel frangente sono partiti da altri paesi dell’Unione europea”. Lei come ritiene questa eventualità? “Un cosa probabile”. Crede che questo possa esser avvenuto per volontà degli Stati Uniti? “Diciamo che non credo l’America avesse molto in simpatia la Flotilla”.
“La prima cosa che ho fatto appena tornato in Italia è andare al posto di polizia a denunciare l’esercito israeliano perché mi hanno fregato il telefono, me l’hanno sequestrato e mai restituito. Quindi, tecnicamente, si è trattato di un furto”. Inizia così il lungo racconto del deputato Pd Arturo Scotto, che oggi, a Un Giorno da Pecora, su Rai Radio1, ha spiegato nei dettagli le ore che hanno sancito la fine della sua partecipazione alla Global Sumud Flotilla.
Come hanno preso la sua denuncia le forze dell’ordine?
“I poliziotti sono stati molto solidali, così sono potuto andare a richiedere una copia della mia sim card telefonica. Ma la cosa che mi fa più rabbia è che mi abbiano fregato pure le sigarette, 8 pacchetti di Rothmans blu”.
Ci racconti cosa le è successo dopo l’abbordaggio della vostra imbarcazione.
“Ci hanno portato nel porto di Ashdod e poi in un hub militare, dove non c’era nessuno dell’ambasciata italiana né il nostro avvocato israeliano. Poi ci hanno perquisito 4 o 5 volte e ci hanno fatto firmare il foglio per il rimpatrio, a cui abbiamo apposto una postilla, dicendo che noi avevamo agito nel pieno del diritto internazionale. Il tutto, ricordiamolo, senza poter chiamare un avvocato. Quando ci hanno portato ai telefoni – ha detto Scotto a Un Giorno da Pecora – abbiamo scoperto che non avevano la linea…”.
Poi cosa è accaduto?
“Siamo stati portati all’interno di una camionetta della polizia, nella quale veniva messa l’aria condizionata a palla, prima freddissima poi caldissima, veniva accesa e poi spenta continuamente la luce e veniva tenuto il motore acceso per fare più rumore. Dopo tre ore, sono sceso perché volevano farmi fare una foto con gli altri 4 parlamentari, poi di nuovo sulla camionetta per un’ora. Successivamente ci hanno chiesto di fare un video per dire che stavamo bene, richiesta a cui noi abbiamo risposto che non avremmo fatto nulla fin quando non ci avrebbero lasciato parlare col vice ambasciatore italiano”.
A quel punto cosa è successo?
“Ci hanno messo in altre cellette, con lo stesso trattamento. Siamo andati in aeroporto per verificare i nostri bagagli, subito dopo ci hanno portato nuovamente in cella per poi tornare, stavolta definitivamente, in aeroporto, dove siamo riusciti a parlare col vice ambasciatore”.
Il quale, tra le altre cose, si è speso per farvi avere almeno un caffè…
“Richiesta che però gli israeliani hanno rifiutato. Saliti finalmente su un aeroplano, con una piccola folla di persone che da terra ci insultava, ci sediamo negli ultimi posti del volo. A quel punto, il capitano del volo comunica a tutti i passeggeri che a bordo c’erano 4 parlamentari italiani della Flottiglia Hamas, così da provocare fischi e contestazioni. Eravamo noi, completamente soli, senza nessuno dell’ambasciata né addetti militari, ha concluso il deputato a Rai Radio1 – con un ragazzino che per 3 ore passava davanti a noi urlandoci che eravamo terroristi ed amici di Greta”.
