(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
////
L’individuazione dello specifico interesse pubblico alla divulgazione delle notizie
Per la particolare rilevanza e molteplicità dei fatti sussiste specifico interesse pubblico
alla divulgazione del seguente comunicato, interesse che si ravvisa nell’esigenza di far
conoscere alla collettività l’impegno continuo degli inquirenti e delle forze dell’ordine
nel contrastare la diffusione del dilagare delle manifestazioni delittuose in seno al
carcere La Dogaia di Prato.
Le attività di perquisizione e sequestro nel quadro della diffusa illegalità che ha
generato un vasto fenomeno criminale pulviscolare
La diffusa illegalità emersa in seno alla struttura carceraria La Dogaia di Prato ha
indotto quest’ufficio a emettere un decreto di perquisizione e sequestro esteso all’intera
struttura carceraria, diretta nei confronti di 564 detenuti (ventinove dei quali nella veste
di indagati), ristretti nei reparti Alta Sicurezza, Media Sicurezza e Semiliberi, e delle
aree comuni, nel quadro di un’articolata attività investigativa.
Si tratta di un’iniziativa straordinaria per dimensione, resa necessaria dal peculiare
fenomeno criminale pulviscolare, che, pur concentrandosi prevalentemente nelle
sezioni ottava, quinta, sesta e decima, irradia i propri effetti ad ampio raggio nella
struttura carceraria e si nutre della possibilità di movimento concessa ai detenuti,
soprattutto di coloro che svolgono attività lavorative in seno alla struttura, di coloro
che sono ammessi ai permessi premio e che sono semiliberi, nonché di possibili
connivenze di alcuni appartenenti alla polizia penitenziaria.
I covi di illegalità penalmente rilevanti si sviluppano attorno all’uso della violenza e
della minaccia da parte di detenuti nei confronti di altri ristretti,
all’approvvigionamento di sostanza stupefacente del tipo Cocaina, Hashish, Eroina e
anfetamine/metanfetamine all’esterno del carcere, per il tramite di detenuti permessanti
o semiliberi, destinatari anche di intimidazione e violenza, ovvero mediante consegna
durante i colloqui di quanto occultato nelle parti intime dei familiari che si sono recati
a colloquio, o invio di plichi destinati ai detenuti, celati all’interno di indumenti o cibi,
o lanci di involucri, ovvero l’impiego di droni che trasportano plichi contenenti
stupefacenti, nonché alla vendita e distribuzione dello stesso e nell’introduzione e
impiego di telefoni cellulari e di social network, come i profili Tik Tok, che più detenuti
continuano a gestire. La struttura di accoglienza “Jacques Fesh” (ubicata a Prato, in via
Pistoiese, al civico 515/C) è risultata essere un luogo strategico per convogliare la
droga, alla quale sono risultati avere accesso incontrollato detenuti in permesso
autorizzati a uscire dal carcere. Alcuni detenuti gestiscono l’approvvigionamento con
l’impiego di droni in grado di trasportare plichi, al cui interno viene occultato
stupefacente, cellulari, coltelli e tirapugni.
I rischi che si affrontano per l’introduzione dello stupefacente comportano un aumento
esponenziale del prezzo per l’acquisto della droga, che spesso risulta versato dai molti
consumatori in carte ricaricabili, come le postepay, riconducibili ai detenuti o a soggetti
a loro vicini. A titolo esemplificativo, secondo le indicazioni provenienti da un
detenuto che ha intrapreso un percorso collaborativo, per l’acquisto di 0.7 grammi di
cocaina ha pagato 500,00 euro.
Un fenomeno che non è stato neutralizzato il 28 giugno 2025 con le attività di
perquisizioni svolte su scala ridotta in seno al carcere La Dogaia rispetto a quella
compiuta in data odierna e con i plurimi ulteriori interventi mirati effettuati.
Nel corso delle attività investigative sinora espletate, infatti, non sono stati individuati
gli apparecchi nella disponibilità di detenuti correlati a diciassette IMEI che sono
risultati attivi (12 IMEI nell’alta Sicurezza e 5 nel reparto Media Sicurezza) e quelli
utilizzati per l’impiego di ventuno utenze risultate nella disponibilità di detenuti
(diciotto rientranti nel circuito alta Sicurezza e tre nel reparto media Sicurezza), nonché
il congegno elettronico che ha consentito e consente a più detenuti di gestire dal carcere
il proprio profilo Tik Tok.
Sono, invece, stati sequestrati, dal luglio 2024: trenta quantitativi di droga (1.145 gr.
di Hashish, 163,09 di cocaina, 4,61 di eroina e 0,66 di anfetamine/metanfetamine),
occultati in camera di pernottamento, da familiari sulla loro persona, allorché si recano
ai colloqui, e all’interno di pacchi spediti; quarantanove telefoni cellulari e alcuni
routers sono stati rinvenuti e sequestrati.
I soggetti oggetto di investigazione
Quest’ufficio procede, allo stato, nei confronti di ventinove detenuti di nazionalità
domenicana, tunisina, marocchina, egiziana, italiana, polacca e albanese, nella veste di
indagati, a vario titolo, per plurimi delitti: estorsioni, violenza privata, acquisto e
vendita di stupefacenti, accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da
parte di soggetti detenuti e detenzione e porto di armi.
Per quanto attiene all’attività volta a procurare e vendere sostanze stupefacenti del tipo
Cocaina e Hashish, due indagati di nazionalità, rispettivamente, domenicana e tunisina,
entrambi dell’età di quarantuno anni, operativi nell’ottava sezione della Media
Sicurezza, alla stregua delle risultanze, sono risultati avvalersi di: almeno due detenuti
in permesso, destinatari di aggressione fisica, rispettivamente, posta in essere l’8 aprile
2025 e il 16 maggio 2025, per costringerli, con violenza e minaccia, a prestarsi per
portare clandestinamente all’interno dell’istituto penitenziario lo stupefacente al
rientro dalla fruizione dei permessi loro concessi; detenuti autorizzati a recarsi nelle
aree interne al carcere per svolgere attività di giardinaggio per recuperare la droga
lanciata dall’esterno; un’addetta alle pulizie, legata da relazione sentimentale a uno dei
due.
L’aggressione dell’8 aprile 2025 risulta essere stata eseguita colpendo il detenuto
vittima con calci e pugni al volto e in varie parti del corpo, che gli provocavano lesioni
personali, consistite in un trauma cranio facciale all’interno della camera di detenzione
ove era ristretto, rappresentandogli che l’aggressione costituiva solo l’inizio, ove non
si fosse prestato a portare lo stupefacente all’interno dell’istituto pratese, rientrando dal
permesso.
L’aggressione del 16 maggio 2025 è consistita nel colpire la vittima con un punteruolo
rudimentale all’avambraccio sinistro e nella zona inguinale sinistra, all’interno della
camera di sicurezza ove era ristretto, sempre per costringerlo a portare lo stupefacente,
rientrando dal permesso.
Tre detenuti sono risultati approvvigionarsi di stupefacente, di cellulari e di armi
(coltelli e tirapugni) in seno alla sesta sezione, impiegando un drone con una lenza
lunga venti metri, impiegata per trasportare plichi contenenti detto materiale sino alla
finestra della loro cella, priva di rete anti lancio, da dove prendevano il materiale,
previe intese con un soggetto in libertà deputato a manovrare il drone, contattato con
un’utenza cellulare. I tre detenuti, ristretti, nella cella 147, sono risultati svolgere
un’assidua attività di vendita dello stupefacente in seno a più sezioni della struttura
carceraria pratese, servendosi di altri tre detenuti per la conservazione e l’ occultamento
dello stupefacente, secondo il racconto di un detenuto che ha assunto atteggiamento di
collaborazione.
Un ulteriore episodio a base estorsiva si è verificato in pregiudizio di un detenuto
ristretto nella sesta sezione destinatario di minacce per costringerlo a versare una
somma di denaro aggiuntiva di mille euro rispetto alla somma pattuita per l’acquisto
di cocaina.
E, ancora, venti ulteriori detenuti sono risultati coinvolti in episodi di vendita e
approvvigionamento di sostanze stupefacenti. Da ultimo, il 31 ottobre 2025 sono stati
individuati due detenuti rientranti dai permessi con, rispettivamente, 104,3 grammi di
Cannabis e 88,2, grammi di cocaina, suddivisi in quindici ovuli all’interno del proprio
corpo, e 83 grammi di Cannabis e 18,4, grammi di Cocaina, suddivisi in dodici ovuli
all’interno del proprio corpo, di cui otto nel lume gastrico e quattro nel lume
dell’ampolla rettale. E il 19 novembre 2025 sono stati rinvenuti quattro involucri
lanciati dall’esterno del carcere: uno all’interno del muro di cinta perimetrale del
carcere, contenente 117,2 grammi di Hashish e 13,2 grammi di cocaina; due contenenti
ciascuno un telefono Wiko munito di sim Wind; un quarto contenente un telefono
Samsung privo di sim e 102 grammi di Hashish.
Inoltre, più detenuti risultano indebitamente utilizzare telefoni cellulari, con inserita
una sim, per gestire le comunicazioni esterne anche funzionali all’attività delittuosa
correlata all’approvvigionamento e alla vendita di droga, nonché per curare profili Tik
Tok.
I detenuti destinatari di violenza e di minaccia di morte
Sei detenuti, destinatari di atti di violenza e di minacce di morte anche con l’impiego
di armi, hanno assunto atteggiamento di collaborazione con quest’ufficio, denunciando
le intimidazioni, le violenze e i soprusi patiti, nonché indicando i canali di introduzione
e i soggetti che gestiscono l’attività correlata all’approvvigionamento e alla vendita di
stupefacente.
I detenuti vittima sono invitati a denunciare quanto accade all’interno della struttura
carceraria pratese, tenendo conto che sussiste la possibilità di ricorrere ad appropriate
misure di tutela nei loro confronti, come si è già provveduto a fare per coloro (i sei
detenuti) che hanno fornito un concreto apporto alle investigazioni.
Esigenze emerse dalle investigazioni espletate per contrastare il dilagare delle
condotte delittuose emerse
Le investigazioni espletate rivelano la necessità di munire la struttura carceraria pratese
di telecamere e di reti anti lancio per tutte le finestre delle camere di detenzione
occupate dai detenuti per neutralizzare l’impiego di droni con riprese continuative e
ostacolare l’apprensione di plichi portati dai droni dalle celle, nonché di munire
l’istituto di sistemi antidrone e di personale adeguato a garantire un compiuto servizio
di vigilanza armata per prevenire il sorvolo degli stessi. Emerge, poi, l’esigenza di
schermare la struttura in modo da impedire l’utilizzo della rete internet e di quella
telefonica dall’interno della struttura carceraria. Inoltre, è emersa l’esigenza di sottoporre a controlli sanitari, con esami radiologici (lastre), i detenuti permessanti al
rientro in carcere per neutralizzare l’impiego di detto canale per introdurre lo
stupefacente.
Il contingente impiegato e le misure di sicurezza adottate
I decreti di perquisizione e sequestro sono stati eseguiti da un contingente di circa 800
esponenti alle forze dell’ordine, costituito da appartenenti al Nucleo Investigativo
Centrale e a numerosi Nuclei Regionali della Polizia Penitenziaria, oltre a quello
toscano, al Provveditorato Regionale e al gruppo operativo mobile denominato Gom
della citata Polizia Penitenziaria, alla Squadra Mobile di Prato coadiuvata dal Servizio
Centrale Operativo e dal Servizio di controllo del territorio di Roma, alla Guardia di
Finanza (con militari provenienti da tutta la Toscana, oltre che da Prato) e all’Arma dei
Carabinieri (con militari provenienti da tutta la Toscana, oltre che da Prato).
Nel corso
delle operazioni sono stati impiegati mezzi anti spurgo per verificare la presenza di
congegni elettronici impiegati per mantenere contatti telefonici con l’esterno e undici
cani dell’unità cinofila antidroga delle diverse forze di polizia che hanno eseguito i
provvedimenti emessi da quest’ufficio.
Debitamente sollecitato da quest’ufficio, il Prefetto di Prato, con il Comitato
Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, ha predisposto misure ritenute idonee
a salvaguardare all’esterno del carcere l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, affidata agli
appartenenti al reparto operativo Gio della Polizia Penitenziaria e al Reparto mobile
della Polizia di Stato, per un contingente complessivo di oltre sessanta soggetti.
La presunzione di non colpevolezza
Si rappresenta che le responsabilità degli indagati destinatari dei provvedimenti di
perquisizione e sequestro dovranno essere vagliate nelle successive fasi del
procedimento. In virtù della presunzione di non colpevolezza, i medesimi potranno
considerarsi colpevoli solo sulla base di una sentenza passata in giudicato.
Manda la segreteria per la trasmissione del presente comunicato al Signor Procuratore
Generale presso la Corte d’appello di Firenze.
*
Il Procuratore della Repubblica
Luo Tescaroli

Screenshot
