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OSAPP – ORGANIZZAZIONE SINDACALE AUTONOMA POLIZIA PENITENZIARIA * LETTERA AL PREMIER MELONI: «170.714 EVENTI CRITICI IGNORATI, CHIEDIAMO VERITÀ E CENTRALITÀ»

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19.00 - martedì 17 marzo 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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LETTERA APERTA ALLA PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, ON.LE GIORGIA MELONI

On. Le Presidente del Consiglio dei Ministri,
l’Annuale del Corpo di Polizia Penitenziaria riferito al 209° anniversario e che si celebrerà in forma solenne domani 18 marzo 2026 in P.zza del Plebiscito a Napoli, dovrebbe essere il momento in cui lo Stato riconosce l’identità, la funzione e la realtà operativa delle donne e degli uomini che garantiscono la sicurezza del Paese all’interno degli istituti penitenziari del Paese, ovvero il giorno in cui il Corpo viene guardato in profondità, finalmente, senza filtri e senza narrazioni di comodo. E invece, da anni, tale ricorrenza subisce un rovesciamento sistematico: si parla di tutto tranne che del Corpo; si parla di detenuti, di trattamento, di reinserimento, di umanità, come se la Festa fosse dedicata ai “tutelati” e non a chi, ogni giorno, regge un sistema che altri hanno costruito e che altri continuano a governare.

È come se alla Festa dei Ferrovieri cisi preoccupasse solo dei viaggiatori, o alla Festa delle Polizia di Stato o dei Carabinieri ci si occupasse nient’altro che di coloro che vengono arrestati. Un ribaltamento che sembra ripetersi ogni anno, sempre con gli stessi argomenti, sempre con la stessa distanza dalla realtà operativa. La Polizia Penitenziaria sembra scomparire proprio nel giorno che dovrebbe celebrarla. È un paradosso che non può più essere accettato come tradizione, né come prassi istituzionale. Lo scorso anno la celebrazione dell’Annuale, svoltasi in P.zza del Popolo a Roma ha visto una scarsa presenza di Autorità esterne all’ambito penitenziario, quest’anno, la scelta di Napoli quale location, con una logistica complessa e un programma distribuito su più giorni rischia nuovamente di rendere difficile la presenza delle massime cariche istituzionali e delle autorità politiche. Ma la presenza, da sola, non basta.

Ciò che occorrerebbe per le donne e gli uomini in uniforme nelle carceri italiane sarebbe che finalmente si parli della Polizia Penitenziaria, di quello che a e di come opera, non dell’astrazione penitenziaria; della realtà, non della retorica; del Corpo, non del sistema che altri immaginano e che sembra ogni giorno di più priva di regole e di riferimenti certi ed in cui i poliziotti penitenziari risultano essere il più debole anello della catena di comando interna alle carceri. Perché la realtà, Presidente, è che il rovesciamento non riguarda solo la Festa. Riguarda l’intero modo in cui l’Amministrazione penitenziaria racconta ciò che accade negli istituti. A gennaio 2025, dopo l’evento critico numero 100 – raggiunto probabilmente secondo la statistica dopo appena cinque ore dall’inizio dell’anno – l’Amministrazione avrebbe dovuto attivarsi.

Dopo l’evento numero 1000 – raggiunto dopo circa cinquanta ore, due giorni scarsi – avrebbe dovuto intervenire con urgenza, analizzare, correggere, proteggere. Invece non ha fatto nulla. Non ha guardato, non ha visto, non ha voluto vedere. Perché il vero scandalo non è ciò che viene contato. Il vero scandalo è ciò che non viene contato. Dentro i 170.714 eventi critici interni alle carceri monitorati per il 2025 non compaiono le aggressioni, le minacce, gli sputi, gli oltraggi, gli incendi, gli autolesionismi, i suicidi, i tentativi di suicidio, le evasioni, le sommosse, i danneggiamenti, i sequestri di persona, le resistenze, i rifiuti di rientro, gli attacchi collettivi. Tutto ciò che definisce la vita reale del personale del Corpo.

Tutto ciò che pesa sulle spalle della Polizia Penitenziaria. Tutto ciò che l’Amministrazione si guarda bene dal mostrare nei particolari. È il numero oscuro. È la parte sommersa dell’iceberg. È la verità che non entra nei comunicati, che non entra nelle relazioni, che non entra nei discorsi ufficiali. È la verità che non entra perché, se entrasse, crollerebbe la narrazione rassicurante di un sistema che funziona, di un trattamento che procede, di una sicurezza che sarebbe garantita.

Ma la sicurezza non è più il presupposto del trattamento: è diventata un fastidio da occultare, un elemento da minimizzare, un ostacolo alla narrazione. E mentre la realtà viene distorta, la Polizia Penitenziaria opera senza reparti antidroga, senza nuclei di intervento locale, senza formazione adeguata, senza strumenti, senza armi, sotto il fuoco costante della burocrazia difensiva. È un Corpo che regge un sistema che non è stato progettato per essere retto, e che viene abbandonato proprio da chi dovrebbe governarlo. Presidente, la verità è semplice e incontrovertibile: per l’Amministrazione Penitenziaria, la Polizia Penitenziaria non conta. Non conta nei dati, non conta nelle analisi, non conta nelle scelte, non conta nelle priorità, non conta nella narrazione istituzionale. Eppure, è il Corpo che garantisce la sicurezza del Paese dove nessun altro Corpo entra, dove nessun altro Corpo resterebbe, dove nessun altro Corpo potrebbe operare.

Per questo, Presidente, ciò che chiediamo non è un gesto simbolico, né un atto di cortesia istituzionale. Chiediamo che Lei pretenda dal DAP la verità, che pretenda il numero oscuro, che pretenda responsabilità e competenza. E chiediamo che si restituisca alla Polizia Penitenziaria la centralità che le spetta non solo nella Festa annuale del Corpo ma nella sicurezza del Paese. Perché senza sicurezza nelle carceri non esiste trattamento e senza la Polizia Penitenziaria che ne assicura i requisiti il carcere non esiste. Non esiste legalità nelle carceri né esiste lo Stato.

La ringraziamo per l’attenzione.

 

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OSAPP – Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria

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