(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Dimissioni di Agnese Tumicelli. Atto dovuto e apprezzato. La ragazza, che è giovane, avrà tutto il tempo per rielaborare l’errore e ricostruire un suo percorso personale che comunque le auguriamo. Del resto del comunicato precedentemente inviato viene fatto salvo tutto: qui di seguito una versione aggiornata, per praticità:
Tre dati di cronaca sulla vicenda della presidente del consiglio studentesco dell’Università di Trento, membro del consiglio di amministrazione dell’ateneo, che esibiva sui suoi profili social le magliette con l’immagine cruda dell’omicidio di Aldo Moro e la firma delle brigate rosse:
1. Primi ad intervenire per fare il quadrato attorno a lei le organizzazioni studentesche di sinistra accreditate all’università di Trento che solo qualche giorno fa avevano chiesto, e ora si capisce tutto, di togliere l’accreditamento all’unica organizzazione di centrodestra, Azione universitaria. Un buffetto sulla guancia, piena fiducia e la questione è chiusa. Ma sì, che importa che anche le principali associazioni delle vittime del terrorismo brigatista siano rimaste sconvolte da quanto accaduto a Trento. Certe organizzazioni studentesche si auto assolvono e fingono di non capire la gravità. Tutto ad un party e chi si è visto si è visto.
2. La presidente del consiglio studentesco effettivamente si scusa. Raccogliamo le sue scuse, ci aspettiamo però qualcosa di più perché altrimenti possono apparire di pura maniera. Possibile che non abbia considerato un secondo la necessità di liberare l’università dall’accostamento con la cattiva immagine che ha portato al suo interno? Ma la domanda non va posta tanto e solo a lei ma a tutti quelli dei movimenti di sinistra che lei rappresenta che sui suoi profili social quelle immagini hanno visto e non c’è stato evidentemente uno solo a ritenerle indecenti e a denunciarle. Prima della nostra denuncia. Incredibile. Si chiama connivenza, quella che spiega il quadrato fatto dalle associazioni studentesche di sinistra accreditate attorno alla loro presidente, senza chiederne un passo indietro o a lato. Possibile che non uno di tutta quella generazione di giovani che vive sui social e si segue a vicenda abbia avuto nulla da eccepire sull’immagine della Renault quattro o della stella a cinque punte? Eppure dovrebbero essere studenti universitari con un minimo di coscienza e conoscenza storica. Ecco perché parlo di connivenza. Grave e pericolosa di fronte alla quale lo stesso rettore non può liquidare la questione dicendo bastano due scuse in pubblico e via a pacche sulle spalle mentre peraltro con l’altra mano avvia il ritiro dell’accredito ad Azione universitaria.
3. prendiamo atto che tutta la sinistra trentina nella sua parte ufficiale, l’Anpi, il Pd, i Verdi, la schiera di movimenti con le bandiere arcobaleno in mano si sia ben guardata dallo spendere una parola di censura morale per quella Presidente del consiglio studentesco all’Università di Trento. Tutti a voltarsi dall’altra, sempre pronti a muovere l’indice accusatorio (a Bolzano la sinistra ha fatto tanto da fare dimettere anche un consigliere comunale di FdI per un altrettanto grave errore di comunicazione). A Trento invece le Brigate rosse non procurano pruriti, ricostruire con scherno la scena dell’omicidio Moro va bene. E questo nella città che ha visto la nascita brigatista. La sinistra sta facendo con il suo silenzio il peggiore servizio alla sua credibilità e se ne vergogni profondamente.
Lo ha dichiarato l’onorevole Alessandro Urzì, coordinatore regionale di Fratelli D’Italia del Trentino Alto Adige
