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MEDIOBANCA * UNIVERSITÀ TELEMATICHE: «UN VENTESIMO DEI RICAVI VALE IL 20% DEI PROFITTI»

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13.49 - lunedì 2 marzo 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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PERFORMANCE ECONOMICHE DELLE UNIVERSITÀ ITALIANE: TELEMATICHE SENZA ANTAGONISTI.

Le telematiche: nel 2024 rappresentano il 5,2% dei proventi del sistema universitario, ma il 21,6% dei suoi utili
L’ebit margin medio degli atenei statali (8,6%) supera quello delle libere università (4,7%), ma le telematiche eccellono (33,5%)

I costi d’esercizio delle telematiche sono molto contenuti, pari al 22,5% di quelli delle statali e al 14,5% delle private tradizionali

Il gruppo telematico Multiversity è il primo polo universitario italiano del 2024 per iscritti (oltre 197mila) e il nono per proventi (511,2 milioni di euro)

L’Area Studi Mediobanca presenta un addendum al report sul sistema universitario italiano pubblicato nel marzo 2024 che approfondisce i profili economico-finanziari delle università non statali italiane, con distinzione tra tradizionali e telematiche. I dati, che rielaborano quelli recentemente resi disponibili dall’Anvur, coprono il periodo 2019-2024 e sono presentati sia in forma aggregata che nominativa.
L’indagine completa è disponibile per il download sul sito www.areastudimediobanca.com
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Le università telematiche: un ventesimo dei ricavi vale oltre il 20% dei profitti.
I proventi operativi delle università italiane, comprensivi dei trasferimenti pubblici, hanno toccato nel 2024 i 19,5 miliardi, in crescita del 6,8% medio annuo dal 2019. Per l’85,2% sono relativi ad atenei statali (87,3% nel 2019), mentre il sistema non statale è rappresentato per il 9,7% (era 10,2% nel 2019) da quelli liberi o ‘privati’ e per il 5,1% (era 2,5%) da quelli telematici. La crescente incidenza di questi ultimi è conseguenza del pronunciato aumento dei loro proventi, pari al +23,6% medio annuo (contro il +6% circa degli altri atenei).

Nel 2024 gli utili aggregati del sistema universitario italiano si sono mantenuti al di sopra della soglia del miliardo di euro (1.088 milioni), crescendo dell’11,5% medio annuo dal 2019. Tale incremento deriva dal +7,1% delle università statali, dal +13,7% delle ‘private’ tradizionali e dal +38,2% delle telematiche. Queste ultime hanno chiuso il 2024 con utili pari a 234,9 milioni, il massimo dal 2019 e il doppio rispetto alle ‘private’ non statali tradizionali che hanno consuntivato 114,2 milioni. Nel 2019 i rapporti erano invertiti: 46,6 milioni di utili in capo alle telematiche e 60,1 milioni alle libere università.

Le variazioni più evidenti nella ripartizione tra istituti riguardano quindi i risultati economici. Se nel 2019 gli atenei statali rappresentavano l’83,1% degli utili del sistema, nel 2024 il loro peso si è ridotto al 67,9%. Tale flessione è stata in minima parte compensata dalla maggiore quota in capo alle libere università tradizionali (dal 9,5% del 2019 al 10,5% del 2024) e, per la grande maggioranza, dalla esplosione delle università a distanza, la cui incidenza è quasi triplicata dal 7,4% al 21,6%.
Tali atenei, pertanto, pur generando un ventesimo dei proventi del sistema, ne rappresentano oltre il 20% in termini utili.

Margini delle telematiche pari a quattro volte quelli del sistema
Le brillanti dinamiche delle università telematiche si riflettono nei margini del loro conto economico. Il rapporto tra risultato operativo e proventi operativi, assimilabile all’ebit margin delle imprese industriali, di tutte le università italiane ha segnato un valore medio annuo nel periodo 2019-2024 pari al 9,2%. Le università statali si posizionano su livelli superiori a quelli delle ‘private’: 8,6% vs 4,7%. Peraltro, nel 2024 le università statali hanno registrato la propria peggiore performance, con un 7%

che pareggia il risultato del 2019, mentre quelle libere hanno vissuto l’anno migliore, toccando il 6,3%. Lo scarto tra i due raggruppamenti si è quindi ristretto nell’ultimo anno. Le telematiche esprimono valori assai più elevati con ebit margin medio 2019-2024 al 33,5%, ovvero 3,9 volte quello delle statali e 7,2 volte quello delle ‘private’. L’unico segnale di debole affievolimento delle loro performance deriva dall’osservazione che il 2024 ha chiuso al 31,5%, il risultato meno brillante del periodo, in riduzione dal picco del 35,9% toccato nel 2023.
Analogo il quadro che si ricava in termini di incidenza del risultato d’esercizio sui proventi operativi. Il 6,6% medio annuo dell’intero sistema si articola nel 6,1% degli atenei statali, nel 4,7% di quelli liberi e nel 21,7% delle telematiche (3,6 volte le statali e 4,6 volte le ‘private’).

Il complesso delle università italiane ha segnato un ROE medio annuo del 7,4% che deriva dal 6,7% delle statali, dal 5,3% delle private e dal 44,2% delle telematiche. Queste ultime hanno riportato nell’ultimo triennio valori compresi tra il 40% ed il 41% che si collocano sotto la media del periodo solo perché quest’ultima risente del livello eccezionale del 2020 (60,3%). A titolo di raffronto, si ricorda che imprese europee quotate operanti nel comparto della formazione hanno conseguito tra 2019 e 2024 un ROE medio annuo del 10,5%.

Costi della formazione nelle telematiche pari al 14,5% delle libere tradizionali
Tra i molteplici motivi che hanno portato al recente successo delle università telematiche vi è anche la modesta onerosità delle rette di frequenza, riflesso di costi d’esercizio contenuti. In termini pro- capite, ovvero per singolo iscritto, i costi operativi medi annui 2019-2024 di questi istituti si attestano a 1.839 euro. Si tratta di livelli molto inferiori a quelli degli altri atenei che, sempre in termini medi nel periodo 2019-2024, si collocano a 12.662 euro per le non statali e 8.186 euro per le statali.

Le telematiche, quindi, sopportano costi operativi per studente che sono il 14,5% di quelli delle private e il 22,5% delle statali. La parsimoniosa struttura dei costi consente l’applicazione di rette di frequenza molto competitive, che tuttavia non impediscono agli atenei a distanza di realizzare risultati operativi per iscritto più remunerativi. Sempre in termini medi sui sei anni considerati, gli atenei telematici ottengono un margine operativo pari a 927 euro per studente, con uno scarto positivo rispetto ai 623 euro delle libere università e ai 765 euro delle statali. La scalabilità del modello di formazione a distanza consente quindi di incrementare i margini operativi con l’espansione della popolazione studentesca. Vi è peraltro da evidenziare che questo vantaggio sfuma in termini di risultato netto: 608 euro per le telematiche contro i 630 euro dei liberi atenei e i 540 delle statali.

Multiversity: il primo polo universitario italiano per iscritti
Tornando ai proventi operativi del 2024, il mercato delle venti libere università italiane appare concentrato. I primi due atenei rappresentano il 46,9% del totale: si tratta di Cattolica (28,9%, per 546,6 milioni di euro) e Bocconi (18%, per 340,6 milioni). Seguono due atenei di taglia intermedia: LUISS di Roma (8,6%, 162,7 milioni) e San Raffaele di Milano (7%, per 131,9 milioni) che portano al 62,5% la quota dei primi quattro atenei. I restanti sedici si ripartiscono il residuo 37,5% del mercato e sono capeggiati da Bolzano (5,5%) cui seguono il Campus Bio-medico di Roma e l’università IULM di Milano (3,6% ciascuno).

I risultati economici aggregati appaiono sempre positivi, ma alcuni atenei mostrano una certa variabilità ed otto di essi hanno riportato tra il 2019 e il 2024 almeno una annualità con risultato netto negativo. I 114,2 milioni di euro di utili aggregati realizzati nel 2024 dalle libere università fanno capo per il 30,8% alla Saint Camillus International University of Health and Medical Sciences di Roma (35,1 milioni) e alla Bocconi per 21,5% (24,5 milioni) che distaccano la LUISS di Roma all’8,4% (9,6 milioni), la LUMSA di Roma con il 7,8% (8,9 milioni), la Suor Orsola Benincasa di Napoli al 7,6% (8,7 milioni) e l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano con il 7,2% (8,2 milioni). In termini di incidenza del

risultato netto sui proventi operativi, la Saint Camillus ottiene la migliore performance del 2024 (54,2%), davanti alla Benincasa (17,9%) e alla LUMSA (17,4%).

Quanto alle telematiche, la concentrazione dei proventi operativi è ancora maggiore con due istituti nettamente prevalenti che detengono quote simili: Pegaso di Napoli (33,1%, per 333,1 milioni), appartenente al gruppo Multiversity (fondi CVC Partners), ed e-Campus di Novedrate (Co) (31,6%, a 317,9 milioni). Il gruppo Multiversity gestisce anche la Universitas Mercatorum (13,5%, 136,1 milioni) e San Raffaele di Roma (4,2%, 41,9 milioni), formando il maggiore polo del mercato universitario telematico con il 50,8%, pari a 511,2 milioni di proventi. Il gruppo Multiversity si è reso protagonista nel periodo analizzato di una crescita dei proventi operativi ampiamente superiore a quella media aggregata delle telematiche (+283,2% vs +188,9%).

I risultati economici delle telematiche nel 2024 (234,9 milioni gli utili aggregati) vedono ampiamente prevalente la Pegaso di Napoli cui fa capo il 62,1% del totale (145,9 milioni), incidenza assai superiore a quella della e-Campus (17,1% per 40,2 milioni) che pure è similare per volume dei proventi. Il gruppo Multiversity ha sommato 164,4 milioni di utili (il 70% delle telematiche).

A fine 2024 due atenei italiani superavano i 100mila iscritti. Si tratta de La Sapienza di Roma (112.444) e della telematica Pegaso di Napoli (111.825). Seguiva a distanza l’Università di Bologna (86.505 iscritti). Cumulando i tre atenei sotto la gestione del gruppo Multiversity, si ottiene un totale iscritti pari a 197.420 unità, di fatto la somma de La Sapienza e di Bologna, i due maggiori atenei statali d’Italia, cifra che ne fa di gran lunga il maggiore polo universitario nazionale. Esso ha realizzato nel 2024 proventi operativi pari a 511,2 milioni di euro, nona realtà universitaria in Italia, davanti all’Università di Pisa (443,1 milioni) e alle spalle di quella di Firenze (526,8 milioni), e seconda non statale, alle spalle della sola Cattolica (546,6 milioni).

Caratteristiche di docenti e studenti delle telematiche
Il corpo docente di ruolo delle università telematiche presenta nel 2024 un’incidenza relativamente contenuta di professori di I fascia (16,6%) rispetto a quelle libere (28,6%) e alle statali (27,2%), con maggiore presenza di docenti di II fascia e soprattutto di ricercatori a tempo determinato (35,8% vs 29,1% e 23%). Un secondo aspetto riguarda la rilevanza didattica del personale di ruolo che nelle università statali svolge il 78,4% delle ore di insegnamento, quota che scende al 52,5% nelle private per attestarsi, infine, al 37,1% nelle telematiche. In queste ultime, quindi, l’attività didattica è prevalentemente in capo a docenti a contratto. L’età media del corpo docente delle telematiche si fissa nel 2024 a 46,1 anni, al di sotto delle non statali (49,9 anni) e delle statali (51,1 anni). Tale caratteristica interessa tanto i docenti di I fascia (telematiche a 52,3 anni contro i 58,2 anni dell’intero sistema universitario) che quelli di II fascia (47,7 anni vs 51,8).

Circa le caratteristiche della popolazione studentesca si segnala che nel 2024 la presenza di immatricolati ‘puri’, ovvero di coloro che si iscrivono per la prima volta nella propria vita in un dato anno accademico ad un corso universitario italiano, si attesta per le telematiche al 59,2%. La cifra denota la rilevante presenza di iscritti che approdano alle telematiche dopo pregresse esperienze universitarie presso altri atenei. I valori di riferimento per le statali (79,2%) e i liberi atenei (84,1%) sono superiori con ampio margine, ma merita sottolinerare che le telematiche hanno vosto crescere l’indicatore di 11,7 punti dal 2019.

La percentuale di studenti regolari, ovvero ‘in corso’, nelle telematiche è pari all’84,6% (+2,5 punti sul 2019), livello intermedio tra il 73,7% (+1,3 punti) delle statali e il 90% delle libere (+2,4 punti). Anche la capacità degli iscritti di progredire con profitto durante il corso universitario appare in generalizzato miglioramento nelle telematiche. La quota di quanti si iscrivono al secondo anno avendo maturato almeno 2/3 dei crediti formativi si attesta per l’intero sistema al 51,1% nel 2023 (+2,3 punti sul 2019). Le telematiche dal 2019 hanno sperimentato una crescita ragguardevole dell’indicatore che salda

nell’ultimo anno al 52,3% (+32,7 punti), sopravanzando gli atenei pubblici (49%), ma restando molto al di sotto di quelli non statali (72,1%). Il rapporto tra iscritti e docenti di ruolo nel 2024 si è collocato a 288,5 unità per gli atenei a distanza, un livello assai più elevato di quello delle statali (26,8) e liberi atenei (32,4), ma che tuttavia è calato di 67,4 punti dal 2019, con un forte ridimensionamento rispetto al quadriennio 2020-2023 in cui era sempre superiore alle 400 unità.

D’altra parte, vi sono indicatori che segnalano profili di possibile criticità del modello telematico. La quota di iscritti inattivi, ovvero di coloro che in un determinato anno accademico non hanno conseguito alcun credito formativo, è pari nel 2024 al 23,1% per le telematiche, quota invariata sul 2019 ma che doppia quella degli atenei statali (11%) ed è cinque volte superiore a quella degli istituti privati tradizionali.

 

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