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MEDIOBANCA * SANITÀ: «OPERATORI PRIVATI, NEL 2024 CRESCE IL GIRO D’AFFARI (+5,5% SUL 2023 E +22,0% SUL 2019) / I GESTORI DI RSA I PIÙ DINAMICI (+25,9% E +8,4%)»

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10.50 - mercoledì 22 luglio 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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I MAGGIORI OPERATORI PRIVATI DELLA SANITÀ IN ITALIA

Nel 2025 atteso un rialzo del 3,7% dei ricavi complessivi

Nel 2024 cresce il giro d’affari (+5,5% sul 2023 e +22,0% sul 2019): i gestori di RSA i più dinamici (+25,9% e +8,4%)

Nel 2024 EBIT margin (3,6%) e ROI (4,7%) in miglioramento sul 2023 (3,1% e 3,9% rispettivamente) ma lontani dai livelli pre-Covid (5,4% e 6,3% nel 2019)

Le dinamiche demografiche spingono la sanità (15,7% della spesa corrente primaria attesa nel 2027 vs 15,4% del 2025).

L’Area Studi Mediobanca pubblica l’aggiornamento del report sui maggiori operatori sanitari privati in Italia. L’analisi è dedicata ai principali gruppi con fatturato individuale superiore a 100 milioni. I dati esposti derivano da elaborazioni di aggregazione di bilanci che per ampiezza e originalità rappresentano un unicum nel panorama informativo nazionale.

La ricerca contiene inoltre un approfondimento sulle dinamiche più recenti e prospettiche della sanità italiana e un confronto internazionale relativo ai maggiori operatori nell’assistenza agli anziani e nella diagnostica.

L’indagine completa è disponibile per il download sul sito www.areastudimediobanca.com


 

La spesa sanitaria: l’Italia nel panorama internazionale

Per i Paesi OCSE la spesa sanitaria media pro-capite, data dalla somma della componente pubblica e di quella privata, ha raggiunto i $5.967 nel 2024, pari al 9,3% sul PIL. Nel confronto internazionale, gli Stati Uniti si posizionano in cima alla classifica con una spesa media per abitante pari $14,9mila, pari al 17,2% del PIL. Seguono Germania (12,3%), Austria e Svizzera (entrambe 11,8%). L’Italia si colloca al di sotto della media OCSE sia in termini di spesa pro-capite con $5,2mila sia in rapporto al PIL (8,4%).

Nel 2024 nel nostro Paese la sola spesa sanitaria pubblica ammontava a 138,3 miliardi di euro, pari al 6,3% del PIL, dietro Spagna (6,7%), Regno Unito (9,1%), Francia (9,7%) e Germania (10,6%). Nel 2024, il 79,2% del valore complessivo della spesa pubblica è originato dalle strutture pubbliche e il 20,8% da quelle accreditate. Tra il 2002 e il 2024, la spesa riconducibile a tali strutture, è cresciuta a un tasso medio annuo del 3%, superiore a quella dei presidi pubblici (+2,5%), con l’eccezione del periodo emergenziale segnato da numerose misure di potenziamento del SSN.

Le stime per il periodo 2026-2029 indicano una stabilizzazione della spesa sanitaria pubblica nazionale al 6,4% del PIL; è tuttavia previsto un aumento dell’incidenza della sanità sulla spesa corrente primaria (15,7% nel 2027 vs 15,4% del 2025). Queste proiezioni risentono della crescente richiesta di prestazioni legate alle dinamiche demografiche, per la sempre maggiore incidenza degli ultrasessantacinquenni nell’Area OCSE, salita dal 7,5% nel 1950 al 18,5% nel 2024. L’Italia presenta già oggi un’incidenza significativamente superiore alla media OCSE, pari al 24,5% nel 2024 (alle spalle del solo Giappone), e destinata a salire al 34,1% entro il 2062, contro una previsione media per l’OCSE del 28,5%.

Spiccano le liste d’attesa che, insieme a motivi economici, hanno spinto quasi una persona su dieci nel 2024 a rinunciare a prestazioni sanitarie. Secondo il monitoraggio Agenas, nel primo semestre del 2026 si osservano i primi segnali di miglioramento (le visite specialistiche e gli esami diagnostici effettuati entro le soglie previste sono aumentati di oltre 1,6 milioni rispetto allo stesso periodo del 2025) pur con marcate differenze territoriali. Queste dinamiche contribuiscono al rialzo della spesa privata pari a quasi 78 miliardi di euro nel 2025 tra accreditamento, spesa intermediata e spesa diretta delle famiglie, ovvero 63 miliardi al netto degli acquisti di farmaci e altri presidi sanitari.

 

I conti dei maggiori operatori privati della sanità in Italia

Le prime evidenze per il 2025 portano a prevedere, per gli operatori privati esaminati, una crescita aggregata del giro d’affari pari al 3,7%, con dinamiche variabili tra i comparti considerati: si tratta del +7,9% per i gestori di strutture per anziani, del +3,9% per l’assistenza ospedaliera, del +2,8% per la diagnostica e del +2,6% per la riabilitazione.

Nel 2024 i ricavi dei 38 operatori sanitari privati esaminati sono stati pari a 13,4 miliardi di euro, in rialzo del 5,5% sul 2023 e del 22,0% sul 2019. Tali variazioni seguono il calo del 6,5% del 2020, il rimbalzo del 14,1% del 2021, il più contenuto recupero del 2022 (+2,6%) e il +6,1% nel 2023. I gestori di RSA sono cresciuti del 25,9% sul 2019, sostenuti da un miglioramento del tasso di occupazione dei posti letto e dalle continue aperture di nuove strutture; seguono gli operatori della diagnostica (+22,9%), nonostante le contrazioni nel 2022-23 legate al calo di tamponi e test sierologici, e gli operatori ospedalieri (+22,8%). Chiudono i player della riabilitazione (+10,1% sul 2019).

Nel 2024 la redditività è in recupero rispetto alla fase emergenziale, pur con margini ancora inferiori ai livelli pre-pandemici. Dopo la battuta d’arresto del 2022, prosegue la crescita del margine operativo netto (+24,9% sul 2023): l’EBIT margin è così salito al 3,6% dal 3,1% del 2023, risultando però ancora lontano dal 5,4% del 2019. Con riferimento alle singole specialità, l’EBIT margin più elevato è segnato dalla diagnostica medica (9,4%), seguita dall’assistenza agli anziani (5,1%), mentre i player dell’assistenza ospedaliera e quelli della riabilitazione segnano valori più contenuti, inferiori ai livelli del 2019, ma in miglioramento sul 2023. Tra i singoli operatori, PRO.MED (11,5%) e GHC (9,4%) nell’assistenza ospedaliera, Affidea (14,4%) e Synlab (11,2%) nella diagnostica, nonché La Villa (12,0%) e Sereni Orizzonti Holding (9,9%) nella cura agli anziani, registrano i livelli più elevati di EBIT margin del 2024.

In base alla finalità statutaria si possono distinguere gli operatori for profit da quelli not for profit: la redditività dei primi è sistematicamente superiore a quella dei secondi (EBIT margin 2024 al 4,7% e 6,5% nel 2019 vs -1,3% e 0,8%).

L’utile aggregato dei 38 operatori è tornato positivo nel 2024 attestandosi a 34,6 milioni, dopo i rossi contabilizzati nel 2020 e nel biennio 2022-23. Di conseguenza, il ROE aggregato è risalito in territorio positivo nel 2024 (0,6%, rispetto al -3,1% del 2023), ma ancora lontano dal 5,6% del 2019. Il ROI si fissa al 4,7%, in crescita rispetto al 3,9% del 2023 ma distante dal livello del 2019 (6,3%). I migliori operatori per ROI 2024 sono: Affidea (16,4%) nella diagnostica, Humanitas (13,2%), PRO.MED (12,9%) nell’assistenza ospedaliera e Sereni Orizzonti Holding (12,6%) e Gruppo Gheron (12,2%) nell’assistenza agli anziani.

La struttura patrimoniale si conferma solida anche se in parziale peggioramento sul 2023, con debiti finanziari pari al 124,6% dei mezzi propri (119,7% nel 2023). Le posizioni più solide nel 2024 sono quelle dell’IEO, Istituto Don Calabria, Humanitas, Auxologico Italiano e La Conchiglia (Mantova Salus), con debiti finanziari assenti per il primo e compresi nel range 10-20% del patrimonio netto per gli altri.

 

Dimensione, diversificazione geografica e andamento degli organici

Nel 2024 al primo posto per ricavi si colloca Papiniano, holding del Gruppo San Donato e Ospedale San Raffaele (2.163mln) che precede Humanitas (1.260mln), GVM – Gruppo Villa Maria (968mln), Policlinico Universitario A. Gemelli (946mln) e KOS (799mln).

Nell’ICS Maugeri e San Raffaele (Roma) si rileva il maggior peso dei ricavi sanitari in regime di accreditamento (96,0% e 87,2% rispettivamente); seguono GVM (78,9%), Papiniano (78,5%) e Don Gnocchi (78,4%). Nel C.D.I. il 76,3% dei ricavi sanitari è in solvenza (di cui fondi integrativi e assicurazioni per il 45,0%), la quota è del 50% per Lifenet, 41,7% per l’Istituto Auxologico, 41,0% per KOS e il 35,3% per lo IEO.

Alcuni gruppi hanno una presenza geografica capillare sul territorio nazionale: KOS, Segesta, Sereni Orizzonti Holding e Don Gnocchi sono operativi in nove o più regioni italiane, con una presenza più marcata al Nord. Tra i player ospedalieri si distinguono GVM e GHC con attività, rispettivamente, in dieci e otto regioni. Papiniano e Humanitas sono concentrati in Lombardia: il primo è attivo anche in Emilia-Romagna dove sviluppa il 4,1% dei ricavi, il secondo in Piemonte e Sicilia (20% del fatturato).

Sono otto gli operatori che gestiscono strutture oltreconfine, per lo più con presenze marginali. Fanno eccezione KOS con 53 RSA in Germania da cui deriva il 31% del fatturato e GVM con 14 presidi esteri che realizzano il 22% dei ricavi. Nell’assistenza agli anziani, Sereni Orizzonti Holding ha una struttura in Spagna.

Nel 2024 il personale delle società analizzate è aumentato del 17,5% sul 2019 e del 5,3% sul 2023, superando le 102 mila unità. La composizione della forza lavoro tra dipendenti e liberi professionisti, non di agevole quantificazione, evidenzia una situazione variegata. CDI, GVM e l’Istituto Auxologico segnano il maggior ricorso a collaboratori esterni, con gli autonomi che rappresentano, rispettivamente, il 57,0%, 55,2% ed il 50,5% della forza lavoro complessiva.

Per le società analizzate, il costo del lavoro pro-capite nel 2024 è stato pari a 43 mila euro, oscillando tra i 33,8 mila euro per gli operatori della long term care e i 47,9 mila dell’assistenza ospedaliera. Questi valori retributivi contribuiscono a ridurre l’attrattività del sistema ospedaliero italiano e alimentano la crescente migrazione all’estero del personale sanitario del nostro Paese. Secondo l’OCSE, in Italia i medici abilitati con formazione estera rappresentano solo l’1% del totale, a fronte di una media OCSE del 20%.

 

I conti dei principali operatori della long term care e della diagnostica medica in Europa

Le dinamiche demografiche accentuano il disallineamento tra domanda e offerta di servizi di lungodegenza: in Italia l’incidenza della long term care sul PIL è pari a circa la metà della media OCSE (0,9% vs 1,7%). Lo squilibrio nella composizione della spesa si traduce in un’ampia disomogeneità nell’offerta complessiva di posti letto considerando i circa 22 posti letto disponibili ogni mille abitanti over 65, circa la metà della media OCSE.

Nel Vecchio Continente l’offerta privata è ampiamente parcellizzata, con la netta prevalenza di piccoli player. Analizzando i conti dei principali operatori europei della long term care, emerge l’importante salto dimensionale, sia in termini di ricavi (+49%) che di totale attivi (+16,6%) nel periodo 2019-24. Il peggioramento del saldo della gestione finanziaria e il rialzo delle spese energetiche e del costo del lavoro nel biennio 2021/22 giustificano l’erosione dei margini reddituali, dal 2022 negativi a livello di risultato ante imposte. Dopo l’iscrizione di significative voci straordinarie, il rapporto tra il risultato netto e i ricavi salda al -3% nel 2024.

Nel 2024 è proseguita la compressione dei margini reddituali del mercato europeo dei servizi di laboratorio e di diagnostica medica, determinato dalla persistente riduzione dei prezzi delle principali prestazioni. Pur essendo superiori del 43,8% rispetto al 2019, la dinamica dei ricavi dei principali operatori si è progressivamente attenuata (+2,2% tra il 2023 e 2024), con le imprese tornate a concentrarsi sul core business diagnostico riducendo le prestazioni legate al Covid-19. Con la riduzione meno che proporzionale dei costi operativi rispetto a quella dei ricavi e il peggioramento della gestione finanziaria, nel 2024 il loro risultato ante imposte è negativo (-8,9%).

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