(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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STASERA A “LE IENE”
“DAVID ROSSI UCCISO: PERCHÉ HANNO DETTO SUICIDIO?”
NUOVI DOCUMENTI ESCLUSIVI DEL RIS DI ROMA CONFERMANO CHE IL SOFTWARE USATO PER LA SIMULAZIONE REALIZZATA DA TRE PROFESSORI DELL’UNIVERSITÀ LA SAPIENZA DI ROMA NEL 2022 NON ERA AGGIORNATO E CHE LA LICENZA NON RISULTA DI PROPRIETÀ DI CHI HA FIRMATO IL LAVORO
SECONDO L’INGEGNER MONFREDA, TECNICO ESPERTO DEL PROGRAMMA: «LA VERSIONE 3.0 NON AVREBBE MAI CONSENTITO UNA SIMULAZIONE AUTONOMA DI BRACCIA, MANI E GAMBE E QUINDI NON AVREBBE PERMESSO DI RIPRODURRE UN MOVIMENTO IN CUI LEMANI MOLLANO UNA PRESA PER LASCIARSI CADERE NEL VUOTO»
SECONDO IL MEDICO LEGALE, DOTT. ROBBI MANGHI INCARICATO DALLA COMMISSIONE: «L’ALTRO GOMITO, IL SINISTRO, QUELLO CHE EVIDENTEMENTE NON SBATTE A TERRA, COME SI SAREBBE ROTTO? QUESTO TIPO DI FRATTURA È FREQUENTE IN CHI SVOLGE SPORT DI CONTATTO, ARTI MARZIALI, RUGBY, OPPURE IN CHI HA SUBITO UN AFFERRAMENTO, QUINDI UN MECCANISMO AGGRESSIVO DA PARTE DI TERZI»
IL SEN. PIERANTONIO ZANETTIN: «SONO RIMASTO SCONCERTATO E ANCHE UN PO’ DELUSO DAL FATTO CHE STIANO EMERGENDO QUESTE SEVERE CRITICITÀ SU QUELLA PERIZIA, SU COME È STATA REDATTA. INTENDO PRESENTARE UN’INTERROGAZIONE PARLAMENTARE AL MINISTRO CROSETTO PER CAPIRE COME SIA POSSIBILE CHE UN CORPO COSÌ QUALIFICATO SIA POI CADUTO IN UNA SITUAZIONE COSÌ IMBARAZZANTE. BISOGNA DIRE CHE DAVID ROSSI È STATO UCCISO»
«Io mi chiedo come è possibile che un’università così importante come la Sapienza, che è stata contattata dai Ris possa aver scambiato un omicidio per un suicidio?». È la domanda che si pone oggi Carolina Orlandi, la figlia acquisita di David Rossi e a cui il servizio di Marco Occhipinti e Roberta Rei, in onda questa sera, in prima serata, su Italia 1, prova a rispondere con nuovi documenti esclusivi. “Le Iene” sono tornate da chi tre anni fa avrebbe contribuito in modo determinante a chiudere il caso, sostenendo che l’ipotesi più plausibile fosse che il manager di Mps si fosse lasciato volontariamente cadere, dopo essersi appeso ad una sbarra fuori dalla finestra del suo ufficio. Nel 2022 infatti, una simulazione realizzata per conto del RIS e affidata a tre professori dell’Università La Sapienza aveva sostenuto che l’ipotesi più plausibile fosse il suicidio: secondo quella ricostruzione «Rossi si sarebbe appeso a una sbarra fuori dalla finestra del suo ufficio, per poi lasciarsi cadere volontariamente».
«Come puoi scambiare quella caduta tra una persona che viene tenuta per i polsi e una invece che si aggrappa a una sbarra e che si lascia andare», si chiede oggi Carolina Orlandi, figlia della moglie di David.
Che David Rossi non si sia suicidato oggi ai microfoni delle iene lo dice in un’intervista esclusiva anche il medico legale che ha lavorato in questi mesi a stretto contatto con i RIS di Roma e che ha scoperto una frattura al gomito sinistro di David, di cui nessuno aveva mai parlato fino a oggi: il dott. Robbi Manghi, consulente della seconda Commissione d’Inchiesta.
Rei: «Dott Manghi, quando avete iniziato ad avere dei dubbi sulla dinamica della morte?»
Manghi: «Ci sono venuti subito dei dubbi perché nella precipitazione l’impatto è stato sul gomito destro».
Rei: «E allora l’altro gomito, il sinistro, quello che evidentemente non sbatte a terra, come si sarebbe rotto?».
Manghi: «Questo tipo di frattura è frequente in chi svolge sport di contatto, arti marziali, rugby, oppure in chi ha subito un afferramento, quindi un meccanismo aggressivo da parte di terzi.».
Rei: «Quindi esclude che si sia appeso volontariamente alla sbarra?».
Manghi: «No. Secondo me è successo che c’è stata un’aggressione. Naturalmente lui si è opposto in tutti i modi. Opponendosi a chi cercava di trascinarlo e poi metterlo a penzoloni nel vuoto, è stato ucciso.»
Rei: «È sorprendente che questi elementi non siano stati approfonditi prima.».
Manghi: «È assurdo che non si sia andati fino in fondo già tempo addietro. Insomma, qualcuno poteva avere un po’ più di coraggio.».
Così Roberta Rei si è messa sulle tracce di chi era arrivato tre anni fa a conclusioni opposte.
Il professor Antonio Carcaterra, primo firmatario della simulazione del 2022, che aveva sostenuto l’ipotesi che vedeva David Rossi lasciarsi cadere volontariamente, conferma il proprio ruolo, ma alla richiesta di chiarimenti risponde che sarebbe tutto in regola.
Rei: «Professore, salve. Volevo chiedere una cosa, è lei che si è occupato della simulazione del caso di David Rossi, giusto?».
Carcaterra: «UHM Sì».
Rei: «Ok, volevo chiederle, ma all’epoca, quando avete utilizzato il software, era il più aggiornato in commercio?».
Carcaterra: «Beh sì, tra quelli più aggiornati, sicuramente».
Rei: «Non era il più aggiornato…».
Carcaterra: «Beh, ce ne stavano diversi, quindi è molto difficile dire quale sia il più aggiornato o meno».
In realtà, spiegano gli autori dell’inchiesta, non è così difficile. Basta consultare il sito ufficiale del software Virtual Crash per scoprire che già nel 2020, due anni prima della consegna della perizia, era disponibile la versione 5, che consente l’animazione dei movimenti dei manichini. L’aggiornamento utilizzato per la cosiddetta super perizia, invece, sarebbe stato la 3.0.
A dimostrarlo oggi nuovi documenti esclusivi del Ris di Roma che le Iene sono in grado di mostrare e dove si legge che il software usato per la simulazione sarebbe un “software multi body denominato Virtual Crash 3.0” (e non la versione 5.0 già in commercio da due anni all’epoca dell’incarico dato dalla Commissione parlamentare d’inchiesta ndr). Questione rilevante, visto che la versione del software usata per la simulazione del 2022 non avrebbe permesso “di simulare le mani di un uomo che volontariamente mollano una sbarra, lasciandosi cadere giù”, come spiega l’Ingegner Giuseppe Monfreda, professionista tra i massimi esperti di quel software in Italia.
Inoltre, secondo la comunicazione del Ris di Roma la licenza ad uso personale del programma usato per la simulazione sarebbe stata regolarmente acquistata da un ingegnere, che però non risulta essere tra i tre professori che hanno ricevuto l’incarico e firmato il lavoro.
Rei: «Ma le faccio questa domanda per un motivo: quel software permetteva di fare simulazioni di corpi animati, di animazioni?».
Carcaterra: «Certo, diciamo che sono utilizzati, quindi è un sistema che si chiama Multi body Dynamics, quindi fa esattamente questo».
Ma secondo l’ingegner Monfreda, tecnico esperto del programma: «la versione 3.0 non avrebbe mai consentito una simulazione autonoma di braccia, mani e gambe e quindi, non avrebbe permesso di riprodurre un movimento in cui le mani mollano una presa per lasciarsi cadere nel vuoto».
Il confronto diretto tra video originale e simulazione mette in luce ulteriori discrepanze.
Rei: «Si vede che David c’ha il braccio sinistro alzato mentre il braccio destro ce l’ha accostato al suo corpo e avvicinato alle gambe».
Nella simulazione della Sapienza, invece: «Il corpo di David simulato c’ha le braccia sempre parallele tra di loro.» E ancora: «Le gambe di David sono aperte a 30 gradi», mentre nella simulazione: «Le gambe sono sempre chiuse e parallele fra di loro», con una posizione di caduta che risulta «più distante di circa il doppio della distanza» rispetto alla realtà.
Durante il confronto, il professor Carcaterra risponde: «lei sta facendo delle considerazioni tecniche, rivolgendosi a me, che sicuramente diciamo tecnicamente mi perdoni.».
Rei: «Assolutamente sì, ma sono sicuramente più preparata di lei…Io le riporto cose che ci ha detto l’ingegnere…».
Alla domanda cruciale sul software utilizzato: «Perché avete usato un software obsoleto?».
Carcaterra: «Ma quale obsoleto… Questo lo dice lei che è un software obsoleto».
Rei: «Era aggiornato?».
Carcaterra: «Ma certamente che è aggiornato».
Rei: «No non era aggiornato».
Carcaterra: «Ma questo lo dice lei…».
Un documento inedito, però, sembra confermare la tesi opposta. È una lettera del Ris di Roma che specifica come il software utilizzato per la simulazione della Sapienza fosse effettivamente Virtual Crash 3.0 e che tale programma «può usarlo personalmente solo il proprietario», l’ingegner Nicola Roveri, che non risulta tra i tre ingegneri incaricati ufficialmente della perizia.
Alla domanda sulla licenza, Carcaterra risponde: «Ma certamente che ce l’avevamo». Ma anche su questo punto emergono dubbi. Roveri, contattato direttamente, rifiuta di fornire chiarimenti: «No, guardi, mi spiace, non posso rilasciare le informazioni al riguardo. Non posso dare informazioni a estranei, mi spiace. Non le posso rispondere, arrivederci».
Sul piano politico, le nuove rivelazioni producono reazioni immediate. Matteo Renzi annuncia: «Presenterò un’interrogazione parlamentare al ministro Nordio per sapere che cosa intenda fare alla luce delle nuove acquisizioni». Anche il senatore Pierantonio Zanettin si dice colpito: «Sono rimasto sconcertato e anche un po’ deluso dal fatto che poi stiano emergendo queste severe criticità su quella perizia, su come è stata redatta. Mi pare incredibile, ecco, che i corpi speciali al massimo livello poi in realtà siano un po’ caduti su delle bucce di banana così vistose e un po’ anche imbarazzanti…Ovviamente non lo sapevo (si riferisce al software utilizzato nel 2022, ndr.) , è un altro aspetto sorprendente, imbarazzante questa cosa io non la lascio passare così sotto silenzio e intendo presentare un’interrogazione parlamentare al ministro Crosetto per capire come sia possibile che un corpo così qualificato sia poi così caduto in una situazione così imbarazzante. Bisogna dire che David Rossi è stato ucciso».
Roberta Rei ha provato a parlare anche con il secondo firmatario della simulazione della Sapienza, l’ingegner Antonio Culla:
Rei: «Ci sono troppe cose che non capiamo. Ce le volete chiarire? Che software avete usato? Come mai non era quello aggiornato?».
Culla: «Le risposte le risposte ce le ha dai carabinieri perché abbiamo mandato tutto quanto a loro per questo».
Rei: «Che software avete usato? Come mai non era quello aggiornato?».
Culla: «Hanno loro tutte quante le risposte…».
Rei: «No, Tutti i professori che non rispondono. Cioè, spiegateci, no?».
Culla: «Ma no ma perché loro hanno risposta anche a questa domanda…».
Rei: «Se l’avete fatto voi, perché ne devono rispondere i carabinieri?».
Culla: «Sono i carabinieri che hanno fatto la relazione».
Rei: «La simulazione l’avete fatta voi o no?».
Culla: «La relazione, e hanno anche tutte il…».
Rei: «Non ci può rispondere, l’avete fatta voi o no?».
Culla: «No».
Rei: «Come no? Ma come no? Addirittura, no».
Culla: «Arrivederci».
Rei: «Ma come no, professore? Addirittura, scopriamo che non l’hanno fatta loro. E questa è una notizia E ci dite chi l’ha fatta? Soprattutto, non corrisponde alla realtà della caduta con la simulazione. Quindi permette che le chiediamo, ma non noi la famiglia. Cioè, lei capisce la gravità…».
Culla: «La famiglia deve parlare con i carabinieri. Che sono quelli che hanno commissionato tutto quanto.».
Rei: «La simulazione, chi l’ha fatta? L’avete fatta voi o i RIS?».
Culla: «Continuo a dirle che…».
Rei: «Eh ma non l’hanno fatto i RIS la simulazione, l’avete fatta voi. Siamo da voi perché l’avete fatta voi. Si parla di una persona che è morta. È un caso importantissimo. Una commissione di inchiesta parlamentare. Poi vogliamo sorridere… Sorridiamo, ma non so perché…».
Culla: «No, io sorrido per le sue domande, non sorrido per la tragedia che ha dovuto vivere il signor Rossi».
Rei: «Sono domande che non meritano una risposta. Che devono essere derise».
Culla: «No».
Rei: «Ne prendiamo atto…Fare domande su un software che non era aggiornato fa sorridere…».
Culla: «Questo lo sta dicendo lei e sta dicendo lei che il software non era aggiornato».
Rei: «La licenza del software, di chi era?».
Culla: «Io non le devo dare queste informazioni Non sono tenuto».
Rei: «Perché? Ah, non è tenuto… Sorridiamo di nuovo… Vabbè. Lei deve rispondere alla famiglia, che da anni vuole la verità. E visto che la vostra simulazione mette una pietra tombale sul caso, se ci permette, facciamo domande».
Culla: «Potete farle… Non sono tenuto a darvi delle risposte però».
Rei: «Dalla vostra simulazione David Rossi sembra cadere in un modo diverso da quello reale».
Culla: «E vabbè. Sarà…».
Rei: «E con la vostra simulazione siete arrivati alla conclusione che lui si è buttato di sua spontanea volontà, mentre è diverso. Davide è stato ucciso».
Culla: «Sarà così?».
La famiglia Rossi continua a chiedere risposte. Carolina conclude con parole che riassumono tredici anni di attesa: «Io penso che dopo tredici anni alla mia famiglia una risposta sia dovuta. Noi adesso puntiamo a sapere chi è stato, a sapere perché David è morto. I Ris hanno fatto un lavoro straordinario. È come se avessimo adesso buttato giù un portone, ma dobbiamo vedere cosa c’è dall’altra parte.
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