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ISTAT * USO LINGUA ITALIANA – DIALETTI – LINGUE STRANIERE (2024): «QUASI UNA PERSONA SU DUE (48,4%) PARLA SOLO O PREVALENTEMENTE ITALIANO / NEL NORD-EST USO RILEVANTE DEL DIALETTO NELLA PROVINCIA DI TRENTO (54,5%) E VENETO (55,3%)»

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11.13 - martedì 27 gennaio 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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L’USO DELLA LINGUA ITALIANA, DEI DIALETTI E DELLE LINGUE STRANIERE | ANNO 2024

Aumenta l’uso dell’italiano e delle lingue straniere Sempre meno utilizzato il dialetto

In quasi quarant’anni in Italia l’uso esclusivo o prevalente del dialetto in famiglia si è ridotto di oltre due terzi, dal 32% nel 1988 al 9,6% nel 2024.
Nel 2024 quasi una persona su due (48,4%) parla solo o prevalentemente italiano in tutti i contesti relazionali, in crescita rispetto al 40,6% del 2015.
Sette persone su 10 (69,5%) dichiarano di conoscere almeno una lingua straniera (9,4 punti percentuali in più rispetto al 2015).
L’inglese si conferma la lingua straniera più diffusa (58,6%), seguita dal francese (33,7%) e dallo spagnolo (16,9%).
I livelli di conoscenza delle lingue straniere restano comunque bassi: oltre la metà della popolazione (56,2%) dichiara un livello al massimo sufficiente della lingua straniera che conosce meglio.

 

Quasi la metà della popolazione parla solo l’italiano in tutti i contesti relazionali

Negli ultimi anni il quadro linguistico del Paese si è evoluto verso una crescente diffusione della lingua italiana a scapito dell’uso dei dialetti e di un progressivo ampliamento della diffusione delle lingue straniere, seppur ancora limitata nei livelli di conoscenza. Le tendenze osservate sull’insieme della popolazione residente si confermano anche se si considera esclusivamente la popolazione di lingua madre italiana. Negli ultimi 10 anni, infatti, la contenuta crescita della popolazione straniera, che nei diversi contesti relazionali ha abitudini differenti, non ha alterato i comportamenti linguistici osservati sul totale della popolazione residente.

Nel 2024 quasi la metà della popolazione di 6 anni e più (48,4%) parla solo o prevalentemente italiano in tutti i contesti relazionali – in famiglia, con gli amici e con gli estranei – con forti differenze tra i contesti relazionali di prossimità e quelli sociali più ampi: il 53,6% parla prevalentemente italiano in famiglia, il 58,7% con gli amici e l’82,6% con gli estranei.

Circa quattro persone su 10 (42%) utilizzano il dialetto in almeno un ambito relazionale, in forma esclusiva o alternata all’italiano. Il suo uso è più frequente nelle relazioni più strette – 38% in famiglia e 35,5% tra amici – mentre solo il 13% lo utilizza nei rapporti con gli estranei.

L’uso esclusivo del dialetto è molto limitato e relegato alla cerchia familiare e amicale. Poco più di una persona su 10 (11,2%) utilizza solo o prevalentemente il dialetto in almeno un ambito relazionale: il 9,6% in famiglia, l’8% con gli amici e il 2,6% con gli estranei. Molto contenuta la quota di chi parla solo o prevalentemente dialetto in tutti gli ambiti relazionali (2,3%).

Infine, una persona su 10 (10,1%) parla un’altra lingua in almeno un contesto relazionale, quota che varia in base alla lingua madre posseduta: è pari al 3,1% tra le persone di lingua madre italiana, mentre sale al 69,1% tra chi è di lingua madre straniera.

 

Continua a diminuire l’uso esclusivo o prevalente del dialetto

In quasi trent’anni, tra il 1987/88 e il 2015, l’uso prevalente dell’italiano in famiglia e con gli amici si è mantenuto a livelli pressoché stabili (Figura 1). Solo nell’ultimo decennio si osserva una crescita significativa: la quota di persone di 6 anni e più che utilizzano principalmente l’italiano passa dal 45,9% nel 2015 al 53,6% nel 2024 nelle relazioni familiari e dal 49,6% al 58,7% in quelle amicali. Nella comunicazione con gli estranei l’incremento – già evidente nel 2015 – prosegue fino al 2024, raggiungendo l’82,6% rispetto al 79,5% di nove anni prima.

L’uso esclusivo o prevalente del dialetto, in linea con la tendenza osservata negli ultimi decenni, continua invece a ridursi. Tra il 1988 e il 2024 la quota di persone di 6 anni e più che lo utilizzano in famiglia si è ridotta dal 32% al 9,6%. Una dinamica analoga si riscontra nel contesto amicale (dal 26,6% all’8%) e nella comunicazione con gli estranei (dal 13,9% al 2,6%). Nell’ultimo decennio si evidenzia, inoltre, una flessione anche dell’uso misto di italiano e dialetto nei contesti più intimi (familiare e amicale), segnale di un progressivo consolidamento dell’italiano come lingua di riferimento quotidiano.

L’uso di lingue diverse dall’italiano continua ad aumentare in ambito familiare (dal 6,9% del 2015 al 7,7% del 2024) e nei rapporti con gli estranei (dal 2,2% al 3,5%), mentre rimane stabile nelle relazioni amicali, interrompendo il trend di crescita osservato tra il 2006 e il 2015. Se infatti, tra il 2006 e il 2015 l’incidenza della popolazione straniera in Italia è più che raddoppiata, tra il 2015 e il 2024 l’incremento è stato molto più contenuto (+0,5 punti percentuali[i]), associandosi a una crescente quota di cittadini con background migratorio che hanno acquisito la cittadinanza italiana (pari a 2 milioni 90mila a fine 2024)[ii].

Anche sul luogo di lavoro si utilizza sempre più l’italiano[iii] (dal 77,5% del 2015 all’81,1% del 2024) e sempre meno il dialetto, sia in modo esclusivo (dal 3,4% all’1,9%) sia combinato con l’italiano (dal 15,8% al 12,8%). Parallelamente, aumenta l’utilizzo di un’altra lingua, che passa dal 2,2% del 2015 al 3,5% del 2024.

[i] Fonte: http://demo.istat.it

[ii] Si veda https://www.istat.it/comunicato-stampa/cittadini-non-comunitari-in-italia-anno-2024/

[iii] La lingua abitualmente utilizzata sul luogo di lavoro è stata rilevata per la prima volta nel 2015.

 

 

Due giovani su tre parlano prevalentemente italiano in famiglia

In tutti i contesti relazionali l’uso prevalente dell’italiano diminuisce all’aumentare dell’età: in famiglia la quota di persone di 6-24 anni che si esprimono principalmente in italiano è pari al 67,3%, mentre scende al 45,8% tra gli ultrasessantacinquenni. Specularmente, l’uso quasi esclusivo del dialetto aumenta con l’età, passando dal 2,7% dei più giovani (6-24 anni) al 19% delle persone di 65 anni e più (Figura 2).

Tra i più giovani, l’uso dell’italiano o del dialetto riflette in larga misura le abitudini linguistiche familiari. Quando entrambi i genitori parlano prevalentemente italiano in casa, il 95,9% dei bambini e dei giovani tra i 6 e i 24 anni fa lo stesso – una quota due volte e mezzo superiore rispetto ai coetanei con genitori che parlano dialetto (37,9%). Al contrario, se entrambi i genitori utilizzano il dialetto (in modo esclusivo o alternato all’italiano) il 60,8% dei figli parla a sua volta dialetto, contro appena il 3,5% tra i giovani con genitori che comunicano prevalentemente in italiano.

La scelta della lingua usata nei diversi contesti relazionali si differenzia tra uomini e donne: queste ultime tendono a esprimersi più frequentemente in italiano, sia in famiglia (55,3% rispetto al 51,9% degli uomini), sia con gli amici (62,6% contro 54,7%). In ambito familiare il divario di genere emerge a partire dai 25 anni, raggiunge l’ampiezza massima tra i giovani fino a 34 anni, si riduce nelle età centrali e tende ad annullarsi tra gli anziani. Nel contesto amicale, invece, lo scarto tra uomini e donne è più evidente in quasi tutte le fasce d’età – a eccezione dei 25-34enni – risultando significativo tra i giovani fino a 24 anni e tra gli ultrasettantacinquenni.

 

I fattori socioeconomici influenzano fortemente le abitudini linguistiche

La scelta della lingua è fortemente associata al livello di istruzione. Tra le persone di 25 anni e più, l’uso prevalente del dialetto è più diffuso tra chi possiede un titolo di studio basso, anche a parità di età. In ambito familiare, il 20% di chi ha la licenza media o un titolo inferiore utilizza quasi esclusivamente il dialetto, contro il 2,7% dei laureati; nelle relazioni amicali le quote sono rispettivamente 16,8% e 2%. L’uso del dialetto è particolarmente esteso tra gli ultrasessantacinquenni con basso livello di istruzione: il 26,1% parla prevalentemente dialetto in famiglia, il 21,9% con gli amici e il 9,6% con gli estranei.

Le scelte linguistiche si associano anche alla condizione lavorativa. Studenti e occupati mostrano una maggiore propensione a utilizzare l’italiano: rispettivamente il 65,3% e il 55,8%, a fronte del 51,9% registrato sull’intera popolazione di 15 anni e più. Specularmente, le medesime categorie sociali fanno un uso più contenuto del dialetto (rispettivamente 3,2% e 6,4%, contro il 10,4% complessivo). Tra gli occupati, inoltre, emergono differenze significative legate alla posizione professionale: il 67,9% di dirigenti, imprenditori e liberi professionisti parla prevalentemente italiano in famiglia, a fronte del 43% degli operai.

 

Una persona su 10 è di lingua madre diversa dall’italiano

L’italiano è la lingua madre per l’89,2% della popolazione di 6 anni e più residente in Italia. Nel tempo, si è assistito a una crescita della quota di quanti dichiarano una lingua madre diversa dall’italiano: dal 4,1% nel 2006 al 9,6% nel 2015, fino al 10,7% nel 2024. Le lingue madri diverse dall’italiano più diffuse sono il rumeno, l’arabo, l’albanese e lo spagnolo.

Coerentemente con la struttura demografica più giovane della popolazione straniera, la presenza di persone con lingua madre diversa dall’italiano risulta più elevata tra i 25 e i 44 anni (18,4%), raggiungendo il valore massimo tra le donne di 35-44 anni (20,3%). Le aree più interessate dalla presenza di persone di lingua madre straniera sono quelle del Centro-Nord (13,5%), con quote più che doppie rispetto al Mezzogiorno (5,2%).

La popolazione di lingua madre straniera presenta abitudini linguistiche nettamente differenti rispetto a quella di lingua madre italiana (Figura 4). In ambito familiare la maggioranza delle persone di lingua madre straniera (61,5%) non parla l’italiano. Inoltre, quattro persone su 10 (39,9%) non parlano in italiano con gli amici e quasi due su 10 (18%) non lo utilizzano con gli estranei, comportamenti linguistici questi che rappresentano un ostacolo rilevante alla piena partecipazione alla vita sociale e culturale nei contesti territoriali in cui vivono.

 

Oltre 3 milioni 700mila persone conoscono una lingua tutelata per legge

In Italia oltre 3 milioni 700mila persone di 6 anni e più (6,6%) conoscono almeno una lingua tutelata per legge[i]. La diffusione di queste lingue è fortemente legata a contesti locali o regionali. In Sardegna il 73,3% della popolazione conosce il sardo (a fronte di una media nazionale del 2,5%); in Friuli-Venezia Giulia il 44,8% conosce il friulano (1,2% la media nazionale) e il 7,6% lo sloveno o il croato (0,4% la media nazionale); in Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste il 23,1% conosce il franco-provenzale (0,3% la media nazionale), mentre nella provincia di Bolzano/Bozen il 2,9% conosce il ladino (0,2% la media nazionale). La frequenza d’uso varia secondo il contesto: tra chi conosce almeno una lingua tutelata, il 49,1% la utilizza sempre o spesso in famiglia, il 34% con gli amici e il 9,4% con gli estranei.

 

[i] Si tratta di: albanese, catalano, greco, sloveno, croato, franco-provenzale, friulano, ladino, occitano e sardo. Anche francese e tedesco rientrano tra le lingue tutelate, ma vengono rilevate nell’Indagine in un quesito diverso che mira a monitorare la conoscenza delle lingue straniere secondo vari livelli (nessuno, scarso, sufficiente, buono, ottimo). Considerando anche la conoscenza del francese e del tedesco si perviene a 23 milioni 500mila persone di 6 anni e più (41,8%) che conoscono almeno una delle 12 lingue tutelate.

 

Sette persone su 10 conoscono almeno una lingua straniera

Nel 2024 il 69,5% della popolazione di 6 anni e più – pari a 38 milioni 977mila persone – dichiara di conoscere almeno una lingua diversa dalla propria lingua madre. La quota è in aumento di 9,4 punti percentuali rispetto al 2015 (60,1%) e di 12,6 rispetto al 2006 (56,9%). In particolare, il 28,2% della popolazione ne conosce soltanto una, il 25,9% ne conosce due e il 15,4% tre o più.

Se nel 2015 la crescita era stata trainata soprattutto dall’ampliarsi della popolazione di lingua madre straniera – che nella quasi totalità dei casi conosce almeno una lingua diversa dalla propria (94,4% nel 2024; 92,3% nel 2015) e prevalentemente l’italiano – nel 2024 un peso significativo va attribuito all’aumento registrato tra la popolazione di lingua madre italiana. Tra queste, infatti, la quota di chi conosce almeno una lingua straniera passa dal 56,6% del 2015 al 66,5% nel 2024.

La conoscenza di almeno una lingua straniera aumenta in tutte le fasce d’età rispetto al 2015 (Figura 5), sia per le donne sia per gli uomini. È particolarmente diffusa tra i giovani e gli adulti fino a 44 anni, dove supera l’80%, con un picco del 91,1% tra i 15-24enni. Diminuisce progressivamente con l’età, restando tuttavia elevata nelle fasce dei 45-54enni (76,3%) e dei 55-64enni (66,3%), entrambe in forte aumento rispetto al 2015 (+14,2 punti). Anche tra gli ultrasessantacinquenni la quota, seppur minoritaria (40,8%), cresce di 14,3 punti in 10 anni.

Conoscono almeno una lingua straniera più gli uomini (71,1%) che le donne (67,9%), ma il divario di genere si riduce rispetto al 2015 (da 4,5 a 3,2 punti), grazie soprattutto al significativo aumento tra le donne di 55-64 anni (dal 49% al 66,4%). Le differenze di genere, tuttavia, sono di segno ed entità diversi al variare dell’età: assenti fino ai 14 anni, dai 15 ai 54 anni sono più le donne a conoscere le lingue straniere, ma a partire dai 65 anni il divario cambia segno e si amplia raggiungendo una forbice di 13,4 punti percentuali a vantaggio maschile tra gli over 75enni.

Le differenze territoriali rimarcano la polarizzazione tra il Centro-Nord, dove il 75,4% conosce almeno una lingua straniera, e il Mezzogiorno, dove le quote sono nettamente inferiori (56,9% nel Sud e 59,5% nelle Isole). Questo divario mantiene pressappoco la stessa entità se si considerano solo le persone di lingua madre italiana (conosce almeno una lingua straniera il 72,4% nel Centro-Nord a fronte del 57,7% nel Mezzogiorno).

Il titolo di studio incide fortemente sulla conoscenza linguistica, attenuando in parte le differenze generazionali. Tra i 25-44enni laureati, il 96,6% dichiara di conoscere almeno una lingua straniera, contro l’86,7% dei diplomati e il 64,4% di chi possiede la licenza media. La conoscenza rimane molto elevata anche tra i laureati di 65 anni e più (88,8%).

 

 

L’inglese la lingua più conosciuta, seguono francese e spagnolo

La lingua straniera di gran lunga più conosciuta è l’inglese, dichiarata dal 58,6% della popolazione
di 6 anni e più e in aumento di 10,5 punti percentuali rispetto al 2015 (48,1%). Seguono il francese con il 33,7% (+4,2 punti) e lo spagnolo con il 16,9% (+5,8 punti). Residuale, infine, la quota di quanti conoscono il tedesco (7,5%), il russo (1,9%), l’arabo (1,2%), il cinese (0,9%) o altre lingue (1,5%).

L’inglese è la lingua più conosciuta sia in modo esclusivo (il 19,3% conosce esclusivamente l’inglese; il 4,6% esclusivamente il francese; lo 0,4% esclusivamente lo spagnolo), sia in combinazione con altre lingue (il 15,2% conosce inglese e francese; il 6,1% inglese francese e spagnolo; il 4,7% inglese e spagnolo).

 

Prevalentemente bassi i livelli di conoscenza delle lingue straniere

Nel 2024 oltre la metà delle persone (56,2%) dichiara un livello di conoscenza scarso o al massimo sufficiente della lingua straniera che padroneggia meglio, mentre il 43,8% si colloca su livelli buoni o ottimi, in crescita rispetto al 40,9% del 2015 e, soprattutto, al 31,9% del 2006. Inoltre, tra chi conosce almeno una lingua, una persona su cinque (20,6%) conosce esclusivamente la lingua inglese ma con livello basso (scarso o sufficiente).

Negli ultimi 10 anni è aumentata la quota di chi valuta ottimo il proprio livello di conoscenza della lingua straniera (dall’11,9% al 15,4%) ed è diminuita quella di chi la giudica sufficiente (dal 35,6% al 32,8%). Restano sostanzialmente stabili le percentuali di chi dichiara un livello scarso (23,4%) o buono (28,4%). Nel complesso, dunque, i livelli medi di conoscenza risultano in lieve miglioramento, ma ancora relativamente contenuti.

Sono soprattutto i giovani a mostrare livelli di conoscenza più elevati: oltre sei su 10 tra i 15 e i 34 anni dichiarano un livello buono o ottimo, contro una persona su quattro tra gli ultrasessantacinquenni. Più le donne rispetto agli uomini dichiarano di avere un livello di conoscenza buono o ottimo (45,4% contro il 42,2%), con differenze di genere più accentuate nella fascia d’età tra 15 e 24 anni in cui il 68,2% delle ragazze riferisce buoni oppure ottimi livelli (+8,7 punti rispetto ai coetanei maschi).

Nel Centro-Nord si osservano livelli di conoscenza linguistica più elevati rispetto al Mezzogiorno: dichiara una conoscenza buona oppure ottima il 46,9% contro il 35,8%. Tuttavia, in nessuna ripartizione territoriale la quota di chi possiede livelli medio-alti di padronanza linguistica risulta maggioritaria.

 

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